La vicenda giudiziaria di Shiva, unita alla sua recente intervista televisiva, riporta al centro dell’attenzione il rapporto tra cronaca e narrazione pubblica. Tra la condanna per la rissa del 2023 e i racconti personali emersi a Belve, si intrecciano aspetti processuali, momenti privati e dichiarazioni che hanno alimentato il dibattito mediatico attorno alla sua figura.
L’intervista a Belve di Shiva tra vita personale e vicende giudiziarie
Nelle stesse ore della sentenza, Shiva è stato ospite del programma Belve condotto da Francesca Fagnani. L’intervista, registrata prima della decisione del tribunale, ha ripercorso diversi momenti della sua vita, senza affrontare direttamente l’esito del processo.
Il rapper ha parlato anche della nascita del figlio avvenuta mentre si trovava in carcere, raccontando: “Non mi hanno accettato il permesso”, aggiungendo che ha scoperto l’evento grazie ai fuochi d’artificio: “Quando ho sentito i fuochi d’artificio ho pianto tantissimo”.
Sul piano personale, ha ricordato un’infanzia segnata dall’assenza paterna e interamente dedicata alla musica: “Ho iniziato a 13 anni. Nella vita cosa era giusto o sbagliato l’ho dovuto capire da solo. E per capirlo ho dovuto sbagliare”.
Durante il confronto con la conduttrice sono emersi anche dettagli sulle vicende giudiziarie precedenti, in particolare la sparatoria del luglio 2023 nel cortile della sua casa discografica, in cui due persone rimasero ferite alle gambe dopo alcuni colpi esplosi.
Alla domanda sulla pistola mai ritrovata, Shiva ha risposto: “Non ne ho idea”, mentre sul silenziatore rinvenuto ha replicato in modo incerto: “Sì, cioè… non lo so”.
Nel corso della conversazione è stato affrontato anche il rapporto con Fedez, accusato dal rapper di aver inciso negativamente su un momento delicato della sua carriera: “Non si è mai esposto su di me e l’unica volta che lo ha fatto è stato nel momento più critico”.
Guai per Shiva: dopo l’intervista a Belve arriva la condanna a 3 anni e mezzo
Shiva, nome d’arte di Andrea Arrigoni, dalle fonti in nostro possesso pare sia stato condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione in relazione alla rissa avvenuta il 30 agosto 2023 a San Benedetto del Tronto. Come riportato da Rai News, il provvedimento sarebbe stato emesso dalla gup del tribunale di Ascoli Piceno, Barbara Caponetti, nell’ambito di un procedimento celebrato con rito abbreviato, scelta che ha comportato una riduzione della pena.
Stando alle indiscrezioni del Resto del Carlino, sembrerebbe che lo stesso procedimento abbia coinvolto anche altri tre membri del gruppo del rapper — Boris Bentil, Patrick Raimo e Simone Dannis Alvaro Recrosio — condannati a 3 anni e 2 mesi. Alla parte civile, assistita dall’avvocato Alessandro Angelozzi, sarebbe stata inoltre riconosciuta una provvisionale di 5mila euro, mentre i fratelli Federico e Pierpaolo Sciocchetti sarebbero stati rinviati a giudizio.
Secondo l’impostazione accusatoria, tutto sarebbe nato da un acceso confronto in Piazza della Verdura tra i due fratelli Sciocchetti e il gruppo milanese, degenerato rapidamente in uno scontro fisico. Negli atti si fa riferimento a pugni, una cintura e un coltello, con contestazioni che includevano inizialmente anche lesioni aggravate e porto abusivo di arma da taglio, mentre l’ipotesi di rapina aggravata sarebbe stata esclusa.
In merito, il legale di Shiva ha dichiarato: “Esprimiamo soddisfazione per la sentenza nei confronti di Andrea Arrigoni, che ha escluso la contestata ipotesi di rapina aggravata, restituendo ai fatti la loro corretta dimensione penalistica”.
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