La connessione tra guerra in Iran, aumento dei prezzi dei preservativi e tensioni globali sulla filiera produttiva sta diventando sempre più evidente, soprattutto per effetto delle difficoltà logistiche e del rincaro delle materie prime.
Guerra Iran: produzione, domanda globale e ritardi nelle spedizioni dei preservativi
Come riportato da Reuters, Karex Bhd si inserisce in un quadro più ampio di aziende, inclusi produttori di dispositivi medicali come guanti, che stanno affrontando crescenti problemi logistici.
La guerra in Iran sta infatti interferendo con i flussi energetici e petrolchimici provenienti dal Medio Oriente, con conseguenze dirette sull’approvvigionamento di materie prime essenziali. Nonostante ciò, l’azienda afferma di disporre di scorte sufficienti per i prossimi mesi e punta ad aumentare la produzione per rispondere alla domanda in crescita, alimentata anche dalla riduzione delle riserve globali dopo i tagli agli aiuti esteri, in particolare quelli dell’Usaid.
Secondo il management, la domanda globale sarebbe aumentata di circa il 30% nel corso dell’anno, mentre le difficoltà di spedizione hanno aggravato la scarsità di prodotti disponibili. I tempi di consegna verso mercati chiave come Europa e Stati Uniti sono passati da circa un mese a quasi due mesi. “Sempre più prodotti si trovano attualmente bloccati su navi che non hanno ancora raggiunto la destinazione, nonostante siano estremamente necessari”, ha affermato il ceo Goh Miah Kiat nell’intervista a Reuters, sottolineando inoltre che diversi Paesi in via di sviluppo soffrono già una carenza di scorte a causa dei lunghi tempi di trasporto.
Guerra in Iran, perché i prezzi dei preservativi stanno aumentando: “Rincari fino al 30%”
Karex Bhd, leader mondiale nella produzione di preservativi con sede in Malesia, starebbe valutando un incremento dei prezzi compreso tra il 20% e il 30%, con la possibilità di ulteriori rialzi qualora le difficoltà nella supply chain dovessero continuare a causa del conflitto in Iran. Lo ha comunicato l’amministratore delegato dell’azienda in una dichiarazione rilasciata oggi a Reuters. Il gruppo starebbe inoltre affrontando una crescita significativa della domanda, mentre l’aumento dei costi di trasporto e i ritardi logistici hanno portato molti clienti a operare con scorte inferiori rispetto alla media abituale.
“La situazione è decisamente fragile, i prezzi sono elevati. Non abbiamo altra scelta se non quella di trasferire immediatamente i costi sui clienti”, ha dichiarato Goh. L’impresa, che produce oltre 5 miliardi di profilattici all’anno, sta risentendo dell’instabilità dei mercati. Dall’inizio del conflitto, a fine febbraio, si è registrato un aumento dei costi delle materie prime, tra cui gomma sintetica, nitrile e materiali per il confezionamento come fogli di alluminio e olio di silicone.