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Giosuè Carducci: la vita e le opere del poeta vate

Goisuè Carducci fu il poeta vate dell'Italia di fine 800, le sue opere sono un emblema di classicismo.

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Giosuè Carducci è stato un poeta, scrittore, critico letterario e accademico italiano, appartenente alla corrente letteraria del Verismo e sostenitore del Classicismo.

Giosuè Carducci: la vita

Carducci nasce il 27 luglio del 1835 a Valdicastello, nella Versilia, e compie i suoi primi studi presso Maremma, luogo fondamentale per la sua formazione e per la passione verso la natura incontaminata, energica e vitale rilevata ripetutamente nelle sue opere. Dopo i primi studi, si trasferisce a Firenze compiendo gli studi ginnasiali per poi trasferirsi, in quanto venne ammesso alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove si laurea in filosofia e filologia con una tesi sulla dissertazione della poesia cavalleresca. Il periodo in seguito all’Università è colmato dagli incontri con un gruppo di intellettuali definiti “Amici pedanti“, il cui scopo era la difesa ed il ritorno al classicismo rifiutando la poesia romantica e sentimentale.

La vita di Carducci fu, inoltre, colpita da una serie di lutti famigliari tra cui il suicidio del fratello Dante, la morte del padre, della madre e la perdita di uno dei figli, avuti dal matrimonio con Elvira Menicucci.

Vive, per un periodo, impartendo lezioni private fino a quando venne nominato professore di greco e latino al liceo di Pistoia, e poi, nel 1860 viene chiamato, dal ministro dell’Istruzione, alla cattedra di eloquenza all’Università di Bologna. Carducci diventerà in seguito il vate dell’Italia umbertina e viene nominato senatore del Regno. Fu il primo italiano a vincere il premio Nobel per la letteratura, nel 1906, e a pochissimo tempo da questo meritato successo muore a Bologna, per una broncopolmonite, nel febbraio del 1907.

Le opere di Giosuè Carducci

In ordine temporale, Giosuè Carducci, scudiero dei classici, ha scritto due principlali raccolte di poesie :

  • Juvenilia: una raccolta di 100 poesie, nella quale è possibile cogliere l’imitazione dei classici antichi e dello stilnovo, che rappresenta uno stile ancora giovanile, in fase di sviluppo;
  • Levia Gravia: formata da due volumi, da 14 componimenti ciascuno, che si concludono con l’inno “A Satana”, canto che esprime il suo giacobinismo laico e anticlericale, esprimendo la delusione di chi ha visto compiersi l’Unità d’Italia.

    In questa poesia regna lo stile ribelle e provocatorio con toni blasfemi che vuole condannare la società contemporanea e le credenze religiose da lui considerate false.

Nella raccolta “Giambi ed Epodi“, composta da un prologo e 30 poesie, è costante l’atteggiamento polemico nei confronti della realtà storica e sociale contemporanea e ,deluso dall’Unità d’Italia,vuole riaffermare i valori che il Risorgimento non ha garantito. “Rime Nuove” è senz’altro una delle raccolte più importanti di Carducci, scritte tra il 1861 e il 1887 con la quale veste i panni di poeta vate, guidatore della nazione verso il trionfo, esaltando momenti capitali della storia italiana quali la Roma Repubblicana, l’età dei Comuni, la Rivoluzione francese e il Risorgimento italiano.

Con queste rappresentazioni contrasta la società contemporanea da lui disprezzata.

Un esempio lampante è dato da “Primavere Elleniche” uno dei componenti del quarto libro in cui raffigura l’armoniosa bellezza classica, con richiami a famosi poeti classici quali Virgilio o Orazio, ma anche poeti italiani tra cui Petrarca e Foscolo. Prendono piede anche temi quale l’amore e la morte, dove quest’ultima la accompagna lungo il tragitto della vita per cui è pienamente richiamata nei suoi componimenti ed un chiaro esempio lo è “Pianto antico”, una poesia dedicata alla perdita del figlio di soli 3 anni.

Le ultime opere

Odi barbare” è una raccolta di cinquanta liriche scritte tra il 1873 e il 1889 di cui sono state fatte tre edizioni, con la quale viene richiamata la metrica classica con lo scopo di trasferirla nella lingua italiana, ottenendo però un iniziale riscontro negativo da parte della critica definendo tali odi “barbare” agli orecchi e al giudizio dei Greci e dei Romani. Nonostante la metrica, apprezzata largamente in seguito, ritenuta originale ed innovativa, i temi che ricorrono sono quelli della nostalgia dell’eroico tra componimenti civili, con i quali viene esaltata la Roma antica, e i componenti personali.

Ultima raccolta carducciana viene intitolata “Rime e ritmi” la quale racchiude una serie di temi molto lontani tra loro senza una precisa omogeneità. Essa comprende alcune tra le sue grandi odi storiche, come “Piemonte” o “La chiesa di polenta” ma anche stili vicini alla lirica decadente contemporanea.


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