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I quattro scenari usciti dal vertice Nato che potrebbero cambiare la guerra 

Il responsabile del programma "Multilateralismo e governance globale", spiega i quattro scenari usciti dal vertice Nato che potrebbero cambiare la guerra 

La foto ufficiale del vertice Nato di Bruxelles

I quattro scenari usciti dal vertice Nato che potrebbero cambiare la guerra li ha esposti ed analizzati su Fanpage Ettore Greco, vicepresidente vicario e responsabile del programma “Multilateralismo e governance globale” dello IAI. E lo ha fatto partendo dall’ultimo perché è quello temporalmente più imminente.

Di quale scenario si tratta? “È quello dell’entrata in guerra della Bielorussia, in modo più esplicito. I servizi di intelligence americani hanno praticamente detto che questo avverrà. La Bielorussia è parte attiva del conflitto, fino ad ora è stato il trampolino di lancio delle truppe russe, che poi si sono dirette verso Kiev”.

I quattro scenari usciti dal vertice Nato

E ancora: “Proprio lì l’esercito russo fingeva di fare delle esercitazioni, il Paese è schierato apertamente con Putin.

La novità adesso è che forze armate bielorusse potrebbero entrare in Ucraina, e questo determinerebbe una dinamica nuova, che potrebbe portare a sviluppi inattesi”. Poi ci sono gli scenari geopolitici innescati dal vertice vero e proprio. “Il primo filone su cui è concentrata la Nato è quindi quello quindi del rafforzamento del dispositivo militare di dissuasione a Est della Nato”. Quel rafforzamento dovrà prevedere anche un potenziamento delle misure anti Nbc. “Il secondo filone è rappresentato dalle consultazioni per mettere a punto dei piani o degli orientamenti di carattere strategico, per capire come rispondere a questi scenari”.

Sanzioni e fronte comune sul nodo del gas

E il terzo? “Riguarda il capitolo delle eventuali nuove sanzioni, che non saranno particolarmente incisive, visto escludono il blocco delle importazioni dei prodotti energetici”. Poi, in acuta chiosa: “Cosa ancora più importante sono i meccanismi di assistenza reciproca dei Paesi europei, di fronte alle sanzioni. Gli Stati Uniti hanno già detto che metteranno a disposizione nuove quantità di gas naturale liquefatto, che potrebbe essere un aiuto.

All’interno dell’Europa andrebbe stabilito un fronte comune per negoziare i contratti e aumentare le riserve del gas immagazzinato, bisogna trovare insomma dei meccanismi di solidarietà. Perché chiaramente la risposta è asimmetrica, alcuni Paesi sono esposti più di altri, come ad esempio la Germania e l’Italia”.

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