Stiamo parlando di una tragedia, una persona che muore è sempre una tragedia, ma sta diventando qualcosa che non appartiene più al corpo, alla memoria, sta diventando un oggetto di propaganda, anzi, lo è stato da subito. Una certa parte politica si è mossa in modo fulmineo, il sindaco che ha radunato la piazza, richieste di vendetta che hanno portato la città in fiamme.
Ma se ne continua a parlare, interi servizi, media scatenati ne fanno il centro dell’attenzione, al contrario dell’attentato di Modena dove l’hype è durato pochissimo tant’è che non sappiamo più nulla: come stanno le altre vittime? Dov’è l’attentatore? Perché gli erano stati chiusi i social? Cos’altro hanno scoperto le indagini?
Invece per Fakir si aspettano le indagini, si sono fatti i, minuto per minuto dell’autopsia, si è mosso il governo del Marocco.
Ora, parliamoci chiaramente, il signor Fakir aveva un passato legato a condanne per droga ma a detta di tutti si era ripreso pare fosse seguito da un centro di salute mentale e per questo credo che, quel delirio psicotico che abbiamo visto nei video non sia stato una novità per chi lo conosceva.
Il tema è che chi lo conosceva, non c’era, quelli che adesso parlano di Fakir, in quelle ore di richieste di aiuto, non c’erano, nessuno è sceso a confortarlo a bloccare quello stato che lo faceva essere un pericolo per sé e per gli altri. La polizia ha aspettato svariati minuti prima che la situazione degenerasse e il protocollo gli obbligasse a immobilizzarlo, eppure neanche in questi minuti, la famiglia, i conoscenti, non erano presenti. Credo che in quel momento sarebbe bastata una voce per cambiare l’esito di questa tragedia.
Come dicevo, i media, i social, stanno cavalcando da giorni la notizia, da poco ho letto che la famiglia avrebbe chiesto un risarcimento di 3 milioni, spero che sia una fake news e che l’esito delle indagini arrivino presto, in modo da poter chiudere, senza dubbi, questa tragedia.
