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L’opinione di Lisa Pendezza

Il falso complimento di Boris Johnson alle donne non è altro che l’ennesimo stereotipo

Se Putin fosse stato una donna, non avrebbe mai scatenato una guerra perché molto probabilmente al Cremlino non ci avrebbe mai messo piede. 

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C’è un modo molto sottile e subdolo per perseverare nella trasmissione degli stereotipi ed è quello di farli passare per complimenti. In fondo, chi mai potrebbe offendersi per un luogo comune se si tratta di qualcosa di positivo?

E così Boris Johnson a margine del G7 può permettersi, senza troppe remore, di affermare che “se Putin fosse stato una donna, cosa che ovviamente non è [grazie per la precisazione Bojo, ndr], ma se lo fosse, non credo davvero che si sarebbe imbarcato in una folle guerra machista di invasione e violenza come ha fatto”.

Lo può fare perché in fondo quello che sta facendo al “gentil sesso” è un complimento, no? Soprattutto se seguito da un’affermazione come “c’è bisogno di più donne in posizioni di potere”.

Su quest’ultimo assunto, caro Boris, non abbiamo alcun dubbio. È sul primo punto del tuo discorso che c’è molto da ridire.

Perché quello che stai dicendo, in fondo, è che noi donne non siamo in grado di scatenare una guerra (sbagliata, senza dubbio) come ha fatto Putin in Ucraina.

Non siamo in grado o perché siamo incapaci a livello politico e militare (in questo caso, dunque, saremmo comunque pessime cape di Stato, togliendo valore alla tua seconda dichiarazione) o perché siamo “il sesso debole”, tenere e gentili al punto da non poter neanche concepire un conflitto. Perché odiamo le dispute, i contrasti, anche i banali litigi. Quelli su questioni importanti, si intende, ché nei battibecchi per faccende leggere andiamo fortissimo.

Ci infervoriamo quando si parla di frivolezze, ma come potremmo mai farlo se sul tavolo ci sono temi di politica ed equilibri internazionali?

Le parole del premier britannico si inseriscono nella scia del “vogliamo una donna al Quirinale”, ricordate? Quel movimento che alla vigilia dell’elezione del Presidente della Repubblica si era mosso per eleggere la prima donna al Colle. Tanto una vale l’altra. Tanto tutte sono uguali: tutte buone per ricoprire la massima carica dello Stato in un caso, tutte abbastanza pacifiche da evitare qualsiasi tipo di comportamento bellicoso nell’altro.

La verità è che se non abbiamo guerre scatenate da donne (o meglio, ne abbiamo poche: ricordate Margaret Thatcher e le Isole Falkland?) è perché tra il 1950 e il 2004, su un campione di 188 nazioni, solo il 4% dei ruoli di leadership politica è stato ricoperto da figure femminili (dati della Columbia Business School).

Alle donne non manca il coraggio o la capacità di prendere decisioni forti in politica estera. Quello che ci manca è l’opportunità. In fondo, se Putin fosse stato una donna, non avrebbe mai scatenato una guerra perché molto probabilmente al Cremlino non ci avrebbe mai messo piede.

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