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L’opinione di Alessio Lasta

Il rischio del richiamo del vaccino a Ferragosto spaventa più del Covid: i diritti di ieri non corrispondono ai doveri di oggi

Fino a ieri facevamo a gomitate per avere il vaccino prima degli altri, oggi il nuovo dramma collettivo è il rischio di dover tornare dalle vacanze prima del tempo per il richiamo. Roba da pazzi.

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Ma che c’avete tutti da fare, un corso per imparare a come strappare la carta igienica lungo il tratteggio?”. Nel variegato panorama delle opinioni in libertà sull’argomento, che pare turbare le notti di molti italiani, ovvero il rischio rosso del richiamo del vaccino a Ferragosto, la battuta del professor Picchio, al secolo Leonardo Manera, in quel di Radio 24, riassume bene il paradosso di fronte al quale ci stiamo trovando.

Dimenticati ormai gli #andràtuttobene, i fratelli d’Italia dai balconi, i 126mila morti, le incazzature perché non ci sono vaccini a sufficienza, i sistemi di prenotazione che non funzionano, gli over 80 che non si possono vaccinare e bla bla bla con tutte le polemiche di questi mesi, oggi il nuovo dramma collettivo è il rischio di dover tornare dalle vacanze prima del tempo per la seconda dose. Roba da pazzi.

Fino all’altro ieri eravamo a sbraitare e a fare a gomitate per avere il vaccino prima degli altrii furbetti del vaccino visti in questi mesi da nord a sud raccontavano di una corsa folle e in spregio alle regole verso un bene ritenuto essenziale – mentre ora ci lagniamo di dover lasciare borse frigo e ombrelloni per quella noia del richiamo. Cui si aggiungono soluzioni allo studio di ogni tipo, comprese quelle di organizzare le seconde dosi per i vacanzieri nelle regioni più turistiche.

Così il Piemonte ha siglato un accordo di reciprocità con la Liguria e viceversa per i vacanzieri che, costretti a dover tornare per la seconda dose, potranno continuare a godersi mare e montagna e farla nelle regioni di villeggiatura. Sulla stessa linea si dicono disponibili a muoversi i governatori di Trentino e Veneto. Perché a mare e monti non si rinuncia, sia mai, neanche per un salvavita come il vaccino.

I più sfortunati sembrano essere i lombardi, stando a quanto ha detto l’altro giorno il governatore Attilio Fontana, intervistato sulla questione. “I lombardi dovranno tornare in Lombardia per la seconda dose”. Un messaggio chiaro, visto che tra l’altro il sito di prenotazioni di regione Lombardia per il vaccino finalmente è all’altezza e funziona egregiamente, tanto da indicare all’utente – prima della conferma finale – in quale lasso di tempo potrà ricevere la seconda dose. Tra i 34 e i 42 giorni se Pfizer o Moderna, tra i 63 e gli 84 se Astrazeneca, che oggi si chiama Vaxzevria, con un’operazione di marketing che dovrebbe ristorarne l’immagine, dopo tutti i casini di questi mesi.

Per un Paese come il nostro – in cui si parla di 5g, di sistemi in rete e rivoluzione digitale da una vita, senza mai averla peraltro mai vista se non sulla carta o, almeno ora, sugli investimenti previsti dal Recovery Fund, 45,5 miliardi, mica briciole – vi immaginate cosa può succedere se la famiglia in vacanza in riviera decide di effettuare il richiamo della seconda dose che ne so, a Rimini, quando i sistemi delle sanità regionali di fatto non si parlano, visto che a stento si parlano quelli tra le Asl della stessa regione? Un gran casino o per dirla alla lombarda: un rebelot.

Ecco perché il timore è che ad agosto saltino molte delle seconde dosi in programma, semplicemente perché le persone non si presenteranno al richiamo, rendendo di conseguenza vana anche la prima dose inoculata. Un bel pasticcio insomma che rischia non solo di frenare la campagna vaccinale, ma di mandare sprecate le prime dosi che sono state inoculate mesi prima. Il buon senso può ancora prevalere. La corsa al vaccino è da fare oggi sia per ricevere il green pass che avrà validità a partire dal quindicesimo giorno dalla prima dose – e che ci consentirà di viaggiare all’estero in libertà – sia per quell’atto civico che rivendicavamo come diritto fino a qualche mese fa e che contribuisce al raggiungimento della famosa immunità di gregge.

Ma, si sa, in questo Paese dalla memoria cortissima i diritti di ieri non corrispondono ai doveri di oggi.

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