L’attenzione degli organi di informazione si è concentrata su una vicenda che riguarda esclusivamente il mondo degli arbitri e alcune designazioni contestate. Le fonti investigative precisano che l’indagine non concerne gare della stagione in corso e si limita, al momento, a circa 4-5 match. In questo quadro sono emersi nomi e ruoli che meritano di essere ricostruiti per comprendere la portata delle contestazioni.
È importante sottolineare che la società Inter e i suoi dirigenti sono considerati estranei alle indagini secondo le stesse fonti. L’inchiesta, invece, concentra l’attenzione sui soggetti appartenenti all’apparato arbitrale e su possibili condotte che avrebbero inciso sulle designazioni degli arbitri.
Chi sono gli indagati e cosa viene contestato
Tra gli indagati certificati figurano figure di rilievo: il designatore autosospeso Gianluca Rocchi, il supervisore autosospeso Andrea Gervasoni, l’assistente Daniele Paterna e due addetti alla sala Var, Rodolfo Di Vuolo e Luigi Nasca.
Altri assistenti risultano indagati ma per ora i loro nomi non sono stati resi noti. Rimane aperto il nodo relativo alle persone indicate come «in concorso», cioè soggetti che, secondo gli atti, potrebbero avere contribuito alla presunta pilotatura di certe designazioni.
Partite al centro delle verifiche
Le contestazioni richiamano alcune gare del passato: tra i fatti citati dagli inquirenti si segnala la designazione dell’arbitro Colombo per Bologna-Inter dell’aprile 2026 e la scelta di Daniele Doveri per la semifinale di Coppa Italia Milan-Inter, decisioni ritenute, dall’accusa, funzionali a evitare la sua presenza in eventuali fasi successive giudicate meno favorevoli ai nerazzurri.
Inoltre è stata richiamata la partita Udinese-Parma del 1° marzo 2026, nella quale si contesta una violazione del protocollo Var con interventi esterni nella sala di Lissone che avrebbero indotto un’on field review.
Difese personali e reazioni dei protagonisti
Attraverso il suo legale, Gianluca Rocchi si è dichiarato vittima di un’ingiustizia: il difensore sottolinea come il suo assistito sia «demoralizzato» e ritenga le contestazioni infondate, reclamando un passato di comportamento leale e trasparente. L’avvocato ha inoltre annunciato che si stanno valutando le opzioni difensive in vista della convocazione prevista per il 30 aprile. Nelle dichiarazioni di difesa è stato anche fatto un confronto con la vicenda di Calciopoli, evidenziando la differenza di scala: qui si parla di poche persone coinvolte rispetto agli episodi del passato.
Posizioni istituzionali e garanzie procedurali
L’Associazione italiana arbitri (Aia) ha espresso rammarico per le notizie apparse sui media e ha comunicato che il Comitato nazionale prenderà le determinazioni necessarie, garantendo la continuità della funzione tecnica della Commissione. Il presidente dell’Aia, Antonio Zappi, ha inoltre trasmesso la documentazione pertinente alla Procura federale della Figc. In precedenza, la Procura federale aveva ricevuto un esposto firmato dall’ex assistente Domenico Rocca, ma le verifiche svolte dalle autorità sportive portarono all’archiviazione del procedimento in ambito sportivo nel luglio 2026.
Ulteriori sviluppi e implicazioni per il sistema calcio
Oltre alle contestazioni penali, l’Aia ha ricordato l’entrata in vigore del nuovo regolamento tecnico dal 1 luglio 2026, che autorizza il responsabile della CAN a designare, per ogni turno, un supervisore incaricato di svolgere il debriefing tecnico post-gara. Nel contesto dell’attuale inchiesta l’Aia ha anche negato l’autorizzazione a rilasciare interviste a Domenico Rocca, ritenendo opportuno gestire la comunicazione attraverso i canali istituzionali.
Per garantire la normale attività tecnica è stato nominato ad interim designatore arbitrale Dino Tommasi, che sostituisce Rocchi durante il periodo di autosospensione. Intanto, dal lato sportivo, rappresentanti come il presidente della Lega Serie A hanno invitato alla cautela, ricordando il principio di garanzia fino a verdetti definitivi, mentre dirigenti di club hanno ribadito l’estraneità delle società citate, auspicando che le indagini chiariscano rapidamente ogni ambiguità per tutelare la credibilità del campionato.
Cosa rimane da chiarire
Restano da definire i contorni del cosiddetto «concorso» e l’identità degli altri soggetti che, secondo i capi d’imputazione, avrebbero collaborato alle presunte designazioni pilotate. Le autorità giudiziarie continueranno gli accertamenti concentrandosi sulle verifiche documentali e sulle audizioni dei protagonisti. Per il mondo del calcio la speranza è che il procedimento faccia emergere con chiarezza fatti e responsabilità senza pregiudicare il regolare svolgimento delle competizioni.