Il caso di Sigfrido Ranucci ha tenuto mediaticamente banco per tutta l’estate 2026 e se la strada verso la chiusura dell’indagine relativa all’attentato sembra ormai aver trovato in Valter Lavitola, complice anche la sua confessione, il colpevole non è ancora chiaro il comportamento dei PM sul caso.
Lo stato attuale del processo dell’attentato al conduttore
Attualmente il processo per l’attentato all’ex conduttore di Report vede Valter Lavitola in carcere come mandante dell’attentato, nella stessa casa circondariale, quella di Rebibbia a Roma vi sono anche i due esecutori materiali del terribile attacco.
Per Lavitola inoltre ad inizio settimana anche un episodio di pestaggio da parte di altri detenuti, un caso che per molti è stato visto come un qualcosa di architettato con l’obiettivo da parte dei suoi legali, i fratelli Cola, di far chiedere i domiciliari al loro assistito.
Ovviamente supposizioni senza alcuna base concreta poiché gli avvocati stessi hanno più volte detto di non aver ancora parlato con Lavitola e che quando loro lo hanno visto egli si trovava in buone condizioni di salute.
I Pm e il lassismo nel rapporto Ranucci-Lavitola
I PM avevano indagato come mandante dell’attentato a Ranucci Valter Lavitola, fin qui nulla di strano, anzi è stata fatta la cosa giusta ma a far storcere il naso è un altro comportamento.
Avendolo considerato come il mandante dell’attentato, perché non sono intervenuti subito a chiedere elementi che certificassero la natura del rapporto d’amicizia tra i due.
Come riporta IlFoglio.it, gli inquirenti hanno lasciato Lavitola libero per 37 giorni, giorni in cui ha parlato con diverse persone, incluso Ranucci e dove ha anche eliminato diverse chat avute con l’ex conduttore di Report.
A proposito delle chat, sorprende anche come non si siano mossi per recuperare il device che le conteneva, poiché a livello forense si riuscirebbero a recuperare nonostante siano già state eliminate.
Si sospetta che vi ci possa essere un trattamento speciale da parte dei magistrati romani nei confronti di Lavitola per timore di successive ritorsioni, un qualcosa che se dovesse essere vero fa capire la portata di Lavitola nell’universo politico e giudiziario italiano.
