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Infermiera rifiuta di vaccinarsi: “Non lo faccio, questi prodotti non sono testati”

Poca fiducia in merito ai test effettuati: anche i favorevoli al vaccino anti-covid non lo ritenfono sicuro.

Rifiuta vaccino anti-covid perchè poco sicuro

Una presa di posizione assai singolare quella dell’infermiera piemontese che ha rifiutato il vaccino anti-covid ritenendolo “poco sicuro, in quanto non pienamente testato sul lungo periodo”.

Pur dichiarandosi a favore dei vaccini in generale, l’operatrice sanitaria in questione non ritiene che l’attuale cura preventiva per il Coronavirus sia sicura, almeno, non più sicura di una corretta prevenzione comportamentale.

Infermiera rifiuta vaccino: “Non sufficientemente testato”

“Non chiamatemi No Vax: io gli altri vaccini li ho fatti tutti. E soprattutto non sono una negazionista: so bene qual è la situazione, nel mio reparto porto tanti pazienti Covid verso la guarigione, ma anche tanti verso la morte”.

Il problema non sembra dunque essere il vaccino in se, per l’infermiere quarantenne, quanto piuttosto la scarsità di test effettuati su quest’ultimo, i quali non garantirebbero (questo, a suo dire) una sicurezza sufficiente da convincerla alla somministrazione.

Nelle parole dell’operatrice sanitaria, sono inoltre riscontrabili idee molto personali in merito sia alle modalità di diffusione del virus, sia a quelle preventive; alcune di queste in netto contrasto con le indicazioni della comunità scientifica.

Pur ammettendo l’esistenza di un rischio contagio all’interno della struttura sanitaria, sminuisce il rischio di poter essere essa stessa un veicolo del virus, dichiarandosi estremamente fiduciosa nella validità delle misure preventive (mascherine, distanziamento sociale, sanificazione etc.

etc.) “Al lavoro ho molte più probabilità di essere contagiata rispetto a quelle di contagiare qualcuno e comunque i dispositivi di protezione dovrebbero impedire la diffusione del virus, tant’è che io finora non mi sono ammalata”.

Quando poi le si fa notare che lo scopo del vaccino è quello di fermare la diffusione del virus, l’infermiera controbatte rispondendo che il rischio contagio si abbassa, ma non si azzerra dopo la somministrazione del vaccino, ritenendo necessario potenziare le altre misure preventive, tra cui l’assistenza domiciliare.

Non manca, tra le altre cose, una velata critica all’obbligo vaccinale: “L’obbligo di una vaccinazione di massa mi spaventa: io sono cresciuta in un Paese in cui c’era la dittatura”.

Chiamati in causa anche gli avvocati

A chiudere il cerchio, spunta anche la parentesi legale: l’infermiera piemontese non è infatti l’unica ad essersi rivolta all’avvocato Stefano Bertone, dello studio legale Ambrosio e Commodo, con il quale ha intenzione di opporre resistenza all’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari.

La signora non è la sola in questa battaglia, infatti, stando alle sue parole: “quasi tutti i sanitari si sono fatti vaccinare, ma ho sentito molti che non lo rifarebbero. Peraltro, almeno da noi, non è stato fatto alcuno screening quindi non si sa se tutti i vaccinati siano ancora immunizzati. E quando inizieranno a fare i richiami, si vedranno molte defezioni a mio avviso, soprattutto perché non si sa per quanto tempo si dovrà continuare così. E cosa faranno, sospenderanno tutti?”.

Con l’ufficialità del calendario delle riaperture, l’obbligo vaccinale diventerà sempre più un punto fondamentale, vedremo come reagiranno i cittadini contrari.


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