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Intervista a Psichiatria Democratica sul tema delle battaglie civili

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DSCI000 300x225ROMA – Mai come quest’anno l’autunno caldo impazza: specialmente a Roma, centro di tutte le proteste e i cortei organizzati dai vari movimenti, sindacati, associazioni, partiti e centri sociali.

Un contatto con i movimenti precedenti, ancora non lo si trova, forse perché non è stato ancora prodotto nessun cambiamento decisivo. E non possiamo attribuire la caduta del governo alle ultime proteste. Si tratta infatti di un fattore più tecnico che legato all’opinione pubblica.
Tendiamo ad identificare gli anni ’60 e ’70 come periodo cardine delle battaglie civili, come aborto, divorzio o statuto dei lavoratori, ma spesso dimentichiamo proprio le leggi Basaglia e Gozzini: che sono, rispettivamente, la legge sulla chiusura dei manicomi e l’apertura di centri diurni, più civili e meno “totali” e la legge sull’apertura delle carceri al pubblico, per permettere ai detenuti di affrontare percorsi riabilitativi già all’interno delle carceri.

Forse accanto al divorzio e all’aborto, andrebbero messe anche queste battaglie civili.
E’ solo un problema di comunicazione o gli italiani faticano a comprendere certe dinamiche di cambiamento?

Ne parliamo con il dott. Attenasio e con il dott. Di Gennaro, che incrociano le loro opinioni e si trovano in accordo sulle parole: “Sicuramente gli anni ’60 hanno portato delle profonde trasformazioni. Ci viene in mente il movimento femminista, che ha aiutato l’emancipazione della donna, il movimento operaio, che ha ottenuto lo statuto dei lavoratori e il movimento studentesco, che ha raggiunto un’apertura all’accesso universitario, tutte situazioni che hanno contribuito a migliorare le condizioni del paese.

Non è un caso che gli psichiatri abbiano partecipato a questa trasformazione.
Noi in ogni caso siamo ottimisti: crediamo che gli italiani siano pronti a recepire questi cambiamenti, sicuramente è un problema dovuto alla carenza di informazione”
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