Settore energetico: intervista ad Andrea Benveduti
Settore energetico: intervista ad Andrea Benveduti
Economia

Settore energetico: intervista ad Andrea Benveduti

andrea benveduti

L'intervista a Andrea Benveduti, CFO di Axpo Italia in merito agli investimenti esteri nel settore energetico, ecco cosa ci suggerisce.


Il settore energetico è in costante evoluzione. La realizzazione di grandi infrastrutture e la trasformazione dei processi richiedono ingenti investimenti economici. Oltre al sostegno interno, anche attraverso iniziative private o misure di finanziamento statale, il nostro Paese guarda anche agli investitori stranieri, auspicando la possibilità di essere finanziati da grossi player sul mercato internazionale.

Abbiamo intervistato Andrea Benveduti Chief Financial Officer di Axpo Italia, azienda attiva nella produzione, trading e fornitura di energia elettrica, gas e sviluppo di soluzioni di efficienza energetica, nonché membro dei CdA delle Società italiane del Gruppo.

A capo di un team di oltre 50 professionisti nella sola business unit relativa al comparto economico, Benveduti gestisce tutti i processi di contabilità, controllo di gestione, tesoreria, budgeting e forecasting.

La sua sfida quotidiana all’interno di Axpo Italia è garantire una puntuale e sostenibile gestione del settore finance, con particolare attenzione al risk management fiscale, offrendo le basi per nuove iniziative d’investimento in Italia ed è pertanto è la figura ideale cui chiedere un parere circa la fotografia attuale del nostro Paese.

L’intervista ad Andrea Benveduti

Dottor Benveduti secondo i dati comunicati dall’Aibe Index realizzato dal Censis in Italia gli investimenti diretti esteri (IDE) sono al di sotto della media europea. In qualità di CFO di Axpo Italia, un’azienda che investe notevoli risorse per generare valore nel mercato italiano, quali fattori individuerebbe come limitanti per gli investimenti diretti esteri in Italia, in particolar modo per quanto concerne il settore energia? E quali pensa invece potrebbero essere le leve strategiche per superare questa criticità e attrarre capitali nel nostro Paese?

A prescindere dalle statistiche, effettivamente il percepito delle aziende straniere riguardo a possibili, significativi, investimenti in Italia è quantomeno di ambiguità.

Infatti, se da un lato viene attributo grande valore viene al livello di professionalità e merito alle risorse umane, così come è universalmente riconosciuta l’iniziativa imprenditoriale italiana e la nostra creatività, d’altro canto il discorso si complica quando ci si relaziona con lo Stato e le emanazioni giuridiche.

Il punto di maggior criticità viene rilevato nella complessità dell’impianto legislativo e normativo (in particolare fiscale), caratterizzato nella fattispecie da scarsa chiarezza, lunghi tempi del sistema giudiziario e un conseguente alto grado di incertezza. Il carico burocratico fiscale, infine, contribuisce a rendere troppo rischioso, almeno per una percentuale degli investitori stranieri, l’impegno nel nostro Paese.

Le priorità su cui si dovrebbe concentrare l’iniziativa politica per migliorare il «quadro di convenienza» dell’Italia riguardano quindi la terna fisco-burocrazia-giustizia civile. In questo modo si permetterebbe una pianificazione a medio-lungo termine, essenziale per qualsiasi progetto finanziario. Per il momento purtroppo la strategia di attrattività per il sistema-Paese viene giudicata nel suo complesso inefficiente.

In merito alle infrastrutture in lavorazione a livello internazionale e alla realizzazione di grandi opere per la fornitura di energia ed il trasporto di gas, qual è la sua opinione relativamente al metanodotto del TAP (Trans Adriatic Pipeline) che collegherà l’Italia ai paesi produttori del vicino e Medio Oriente, passando attraverso l’Adriatico e i Balcani? Quali sono i vantaggi che ritiene questo progetto porterà all’Italia?

Posto che la generazione tradizionale e segnatamente gli impianti a gas dovranno essere necessariamente presenti ed ottimizzati sul territorio nazionale, almeno fino a quando non verranno sciolti i nodi più importanti che limitano la completa adozione di rinnovabile (in primis accumulazione e resa produttiva), la diversificazione e l’incremento delle fonti di approvvigionamento di gas naturale sono elementi strategici per il nostro Paese e per l’intero continente.

Dando per scontata l’attenzione prioritaria ai temi della tutela ambientale, garantendo il ripristino delle condizioni iniziali e il minimo impatto possibile a livello territoriale, il completamento del TAP costituirà un passo fondamentale in tale direzione.

Sviluppato sulla scorta di un’idea maturata all’interno del nostro Gruppo (ora l’azionariato è composto da BP al 20%, SOCAR 20%, Snam S.p.A. 20%, Fluxys 19%, Enagás 16% e Axpo 5%), il TAP collegando il TANAP (Trans Anatolian Pipeline) alla zona di confine tra Grecia e Turchia, attraverserà la Grecia settentrionale, l’Albania e l’Adriatico per approdare sulla costa meridionale italiana e collegarsi alla rete nazionale.

Una volta realizzato costituirà il collegamento diretto ed economicamente più vantaggioso alle nuove risorse di gas, aprendo il Corridoio Meridionale del Gas. Una catena del valore del gas lunga 4.000 chilometri, che si snoderà dal Mar Caspio all’Europa.

Con una lunghezza complessiva di 878 chilometri, TAP raggiungerà un’altitudine massima di 1800 metri tra i rilievi albanesi e la profondità massima di 820 metri sotto il Mare Adriatico.

Il gasdotto avrà una capacità iniziale di trasporto di 10 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno, equivalenti al consumo energetico di circa sette milioni di famiglie in Europa. In futuro, con l’aggiunta di altre due stazioni di compressione, la quantità trasportata potrà essere duplicata.

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una imponente rivoluzione che ha interessato diversi settori industriali, in primis quello energetico. In relazione alle liberalizzazioni di mercato, che chiaramente hanno comportato l’ingresso in campo di nuovi operatori ed una conseguente maggiore possibilità di scelta in un ventaglio di offerta molto più ampia e personalizzata, quali pensa che saranno i risvolti per il 2019 derivanti dall’apertura del mercato energetico in Italia?

L’apertura del 2019 costituisce, almeno sulla carta, un passo decisivo verso la definitiva apertura del mercato, visto anche il rilevante numero di potenziali nuovi utenti. La liberalizzazione può portare ad instaurare un vero rapporto di collaborazione tra Stato e mercato. Per questo motivo si configura come una sfida sia per la politica che per la regolazione. Si tratta di un’occasione che consente il buon funzionamento del mercato con l’obiettivo di una sana competizione, a beneficio di consumatori, famiglie e imprese.

Essenziale sarà l’informazione e la capacitazione del cliente, ossia la libertà sostanziale del soggetto all’interno del sistema, con regole chiare e stabili nel lungo periodo.

Di grande importanza sarà anche l’adozione di meccanismi che assicurino una fattiva concorrenza tra gli operatori e una leale competitività. La pluralità attuale dei venditori non è di per sé una cosa positiva in quanto molti di essi sono recentemente falliti o versano in brutte acque, generando conseguenti squilibri e oneri per il sistema.

Precisi e stringenti requisiti finanziari dovranno essere introdotti per evitare l’accesso al mercato e alle reti da parte di soggetti che non garantiscano la massima affidabilità. Anche il fenomeno del “turismo energetico”, inteso come il passaggio da un operatore all’altro senza saldare il dovuto, dovrà essere contrastato anche attraverso precise anagrafi di merito creditizio, disponibili al sistema degli operatori.

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