Il Medio Oriente è nuovamente al centro di una crisi geopolitica. L’Iran ha lanciato una serie di attacchi con droni contro basi e installazioni militari statunitensi in BahreinKuwait e Giordania in risposta agli ultimi raid americani nella regione. L’operazione, condotta dall’esercito iraniano ha preso di mira aree strategiche, tra cui depositi di carburante e ponti.
L’attacco iraniano contro le basi americane
Secondo un comunicato ufficiale, l’Iran ha colpito la base di Sheikh Isa nel sud del Bahrein mirando in particolare all’area di stazionamento e al deposito dei jet statunitensi. L’operazione è stata condotta con droni, strumenti che la Repubblica Islamica ha utilizzato in diverse occasioni per colpire obiettivi nemici.
Le agenzie di stampa iraniane, tra cui Fars e Irna hanno riportato dettagli sull’attacco, sottolineando la precisione dei colpi.
Le reazioni internazionali
Il ministero degli Esteri iraniano ha definito gli attacchi una legittima autodifesa sostenendo che le basi militari statunitensi sono utilizzate per aggressioni contro l’Iran. Il portavoce del ministero ha inoltre avvertito i Paesi della regione di non permettere la cospirazione americano-sionista che mira a seminare ostilità tra gli Stati del Medio Oriente.
La sesta ondata di attacchi Usa contro l’Iran
Gli Stati Uniti hanno lanciato una sesta ondata di attacchi contro l’Iran il 16 luglio 2026 colpendo obiettivi nel sud del Paese, tra cui Bushehr e Ahvaz. Le esplosioni sono state udite in diverse città, ma al momento non sono stati forniti dettagli su eventuali danni o vittime. Il Us Central Command ha confermato l’operazione, che fa parte di una serie di raid in risposta alle azioni iraniane.
Le dichiarazioni del ministro della Difesa italiano
Il ministro della Difesa italianoGuido Crosetto ha commentato la situazione affermando che Usa e Israele rispettano la proposta italiana per il futuro del Libano. La proposta, avanzata durante i colloqui tra Israele e Libano prevede la presenza di truppe italiane per monitorare la smilitarizzazione della zona, liberandola da armi e terroristi di Hezbollah.
Le minacce degli Houthi e la chiusura del giacimento di gas
Gli Houthi yemeniti hanno minacciato di attaccare le infrastrutture petrolifere dell’Arabia Saudita se il conflitto dovesse intensificarsi. Il leader del gruppo, Abdul Malik al-Houthi ha dichiarato che tutti gli impianti vitali sauditi saranno bersaglio di missili e droni. Inoltre, la Dana Gas società con sede negli Emirati Arabi Uniti ha sospeso la produzione del principale giacimento di gas del nord dell’Iraq riducendo la capacità di generazione di energia elettrica nella regione del Kurdistan iracheno di 2.500 megawatt.
La situazione in Medio Oriente rimane critica, con tensioni che potrebbero avere ripercussioni globali. Le dichiarazioni ufficiali e le operazioni militari continuano a susseguirsi, mentre la comunità internazionale osserva con preoccupazione.
