Secondo le stime fornite dal Ministero degli Esteri di Ramallah, gestito dall’Autorità nazionale palestinese (ANP), più di 400.000 persone sono attualmente sfollate nella Striscia di Gaza. Gran parte di queste famiglie è sistemata in campi di rifugiati e tende disseminate lungo le zone costiere o in aree particolarmente basse, dove la vulnerabilità agli allagamenti è elevata.
Le piogge recenti, ormai avviatesi, hanno già provocato i primi allagamenti, sollevando timori che l’emergenza umanitaria possa trasformarsi in una catastrofe ambientale di proporzioni ancora più gravi.
Le autorità palestinesi hanno sottolineato che quasi due milioni di persone vivono in circa 270.000 tende e siti di sfollamento sparsi nei diversi governatorati di Gaza.
Dopo quasi tre anni di conflitto e continui spostamenti forzati, il deterioramento delle strutture è ormai critico: le stime indicano che tra il 60% e l’85% delle tende è inagibile o gravemente danneggiata, lasciando le famiglie esposte a condizioni di vita estremamente precarie.
Dimensione della popolazione sfollata e stato delle strutture di accoglienza
Il dato relativo a 270.000 tende è fuorviante se non si considera il loro stato di conservazione.
Le agenzie di assistenza umanitaria riportano che molte di esse sono state erette in maniera provvisoria, senza i materiali necessari a garantire resistenza contro le intemperie. L’esposizione prolungata a sole, vento e piogge ha provocato l’indebolimento dei supporti metallici e il logoramento dei teli, rendendo molte strutture quasi inevitabilmente pericolanti. Questa situazione è aggravata dal fatto che le risorse finanziarie destinate alla manutenzione sono insufficienti, rendendo difficile qualsiasi intervento di riparazione su larga scala.
Degrado delle tende: percentuali allarmanti
Le cifre fornite dall’ANP mostrano che tra il 60% e l’85% delle tende è già deteriorato, una gamma che riflette la variabilità tra i diversi settori della Striscia. Alcuni rifugi si trovano in zone più protette, dove il danno è minore, mentre altri, particolarmente vicini alla costa, hanno subito l’impatto diretto delle prime piogge. Questo mosaico di condizioni rende estremamente difficile una risposta uniforme, ma al contempo evidenzia l’urgenza di azioni mirate per evitare che le strutture crollino durante eventi meteorologici più intensi.
Allagamenti improvvisi e allarme dell’ONU
L’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari nei Territori palestinesi occupati dell’ONU ha emesso un avviso di emergenza: le piogge che hanno iniziato a colpire Gaza stanno già inondando i rifugi, mettendo in pericolo immediato la vita di centinaia di famiglie. Le organizzazioni sul territorio hanno avviato una risposta rapida, ma le scorte di cibo, acqua potabile e kit igienici sono insufficienti per far fronte a una crisi di tale portata. L’ONU ha chiesto l’apertura immediata delle vie per l’ingresso di beni di prima necessità, sottolineando che senza un supporto finanziario aggiuntivo gli abitanti di Gaza correranno il rischio di subire una tragedia umanitaria durante l’inverno.
Richieste di intervento urgente da parte dell’Autorità palestinese
Il ministero degli Esteri di Ramallah ha lanciato un appello diretto alla comunità internazionale, alle Nazioni Unite e alle organizzazioni non governative perché coordinino un’azione immediata per salvare vite umane e contenere il peggioramento della crisi. L’appello sottolinea la necessità di finanziare urgentemente operazioni di rinforzo delle strutture abitative, di garantire l’accesso a materiali da costruzione resistenti alle intemperie e di permettere l’arrivo di soccorsi umanitari senza ostacoli burocratici. Solo con un impegno congiunto è possibile evitare che la combinazione di sfollamento massivo e condizioni meteorologiche avverse scivoli in una catastrofe totale.
