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Nucleare di Zaporizhzhia torna ai diesel a causa interruzione corrente

Nucleare di Zaporizhzhia torna ai diesel a causa interruzione corrente

Il nucleare di Zaporizhzhia torna ai diesel per mantenere il raffreddamento, mentre l'Ucraina registra una serie di attacchi alle sue reti energetiche.

Il complesso nucleare di Zaporizhzhia, gestito dalle autorità russe nella regione sudorientale dell’Ucraina, è rimasto improvvisamente privo di alimentazione elettrica proveniente dall’esterno. La perdita della linea Ferosplavna ha costretto il sito a riattivare i generatori diesel di emergenza per garantire il raffreddamento del combustibile nucleare, una misura temporanea prevista per circa due settimane.

L’International Atomic Energy Agency (IAEA) ha confermato l’interruzione, precisando che le cause e la sede esatta della disconnessione non sono ancora note. Nonostante l’assenza di corrente esterna, il centro nucleare possiede riserve di combustibile sufficienti a mantenere operativi gli impianti di emergenza per il periodo stimato.

Dettagli sull’interruzione della rete elettrica a Zaporizhzhia

Il rapporto dell’IAEA indica che, a partire dal 23 ottobre, la linea principale Dniprovska rimane inattiva. In precedenza, a fine agosto, il sito si trovava già senza alimentazione a causa della caduta della linea Ferosplavna. Un cessate-fuoco locale, negoziato dall’agenzia, aveva consentito lavori di ripristino, ma la stabilità dell’approvvigionamento non è stata ancora raggiunta.

Procedura di protezione automatica e livelli di radiazione

Il management installato da Mosca ha attribuito la chiusura della linea a una “protezione automatica”, sostenendo che i valori di radiazione sia all’interno del sito sia nella zona di sorveglianza sono risultati normali. Il personale del plant, secondo le comunicazioni interne, sta monitorando costantemente tutti i parametri operativi, adottando tutte le misure necessarie per mantenere la sicurezza dei sei reattori ancora inattivi.

Altri attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine

Contestualmente alla crisi di Zaporizhzhia, le forze russe hanno compiuto un attacco notturno contro impianti energetici nella regione di Dnipropetrovsk. L’attacco ha provocato l’interruzione della fornitura elettrica a più di 600.000 abitanti, secondo le dichiarazioni di DTEK, principale azienda energetica del paese. Il Ministero della Difesa russo ha giustificato l’azione come mirata a infrastrutture usate dal “militare ucraino”.

Lo stesso giorno è stato segnalato un attacco a una sottostazione nella regione di Zhytomyr, considerata strategica per l’industria della difesa ucraina. Nella zona del Mar Nero, vicino a Odesa, le forze russe hanno affondato una nave contenitrice di armamenti provenienti dall’estero, rafforzando la narrazione di un’offensiva mirata all’approvvigionamento bellico.

In risposta, un drone ucraino ha colpito un trattore nella regione di Kursk, in Russia, provocando la morte di un uomo di 40 anni, come comunicato dal governatore regionale Alexander Khinshtein. Questo episodio sottolinea la crescente escalation di azioni di tipo militare su entrambi i fronti.

Nel complesso, la combinazione di un nodo nucleare privo di energia esterna e di una serie di attacchi a infrastrutture critiche rende la situazione energetica dell’Ucraina estremamente delicata. Le autorità internazionali continuano a sollecitare il ripristino rapido delle linee elettriche e la cessazione di ogni operazione che metta a rischio la sicurezza nucleare.

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