Il 21 marzo 2026 Torino è stata il palcoscenico della Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, un appuntamento che quest’anno ha assunto toni particolarmente partecipati. Dalla mattina presto, famiglie delle vittime giunte da ogni regione d’Italia e da alcuni Paesi esteri hanno composto un lungo corteo che, secondo le stime degli organizzatori, ha coinvolto circa 50.000 persone. La manifestazione, promossa da Libera e guidata da don Luigi Ciotti, ha combinato momenti di raccoglimento e lettura pubblica dei nomi con iniziative civili e culturali lungo il percorso, alimentando una memoria viva che intende trasformare il lutto in impegno.
Al centro della giornata c’è stato lo slogan ufficiale: “Fame di verità e giustizia”, che ha scandito letture e interventi. Don Luigi Ciotti ha richiamato l’attenzione sull’importanza della verità: secondo l’associazione, circa l’80% dei familiari non conosce ancora le circostanze complete delle morti dei propri cari, un dato che rende la richiesta di chiarezza una priorità. La manifestazione ha voluto anche ribadire che la verità processuale e storica è condizione necessaria per costruire giustizia e combattere l’omertà che continua a ostacolare il progresso sociale.
Il corteo e il percorso cittadino
La partenza è stata fissata in piazza Solferino alle ore 9, con arrivo previsto in piazza Vittorio Veneto intorno alle ore 10.30, dove si è svolta la lettura dei nomi e gli interventi conclusivi. Il percorso, pianificato per attraversare il cuore del centro storico, ha interessato via Pietro Micca, piazza Castello, viale I Maggio, viale dei Partigiani e corso San Maurizio prima di raggiungere il lungo Po. Le autorità comunali hanno disposto misure di viabilità e sicurezza per consentire il regolare svolgimento della manifestazione: chiusure temporanee, divieti di sosta con rimozione forzata e la limitazione della circolazione in diverse strade, misure dettate dall’ordinanza comunale per salvaguardare l’ordine pubblico e i partecipanti.
Lettura dei nomi e momento collettivo
Dal palco di piazza Vittorio sono stati pronunciati i 1.117 nomi delle vittime innocenti delle mafie, un elenco aggiornato che da decenni è curato dall’associazione e dalle famiglie. In questa edizione sono stati inseriti sedici nuovi nominativi, tra i quali figurano anche cinque persone minorenni: dettagli che hanno reso ancora più carico di emozione il rito collettivo. La lettura pubblica vuole essere non solo un omaggio ai singoli, ma un atto civile che mantiene viva la storia collettiva; la voce dei familiari, a volte accompagnata dal silenzio e dalla musica, ha trasformato la piazza in uno spazio di condivisione e di responsabilità.
Organizzazione, contesto legislativo e ricorrenze
La Giornata nazionale, istituita con la legge n. 20 dell’8 marzo 2017, trova origine in un’iniziativa del 1996 quando venne per la prima volta letto l’elenco delle vittime, curato da Saveria Antiochia. Nel corso degli anni l’appuntamento è cresciuto fino a diventare una pratica diffusa che coinvolge scuole, associazioni e comunità territoriali. A Torino, dove la manifestazione torna dopo vent’anni con una forte partecipazione, amministrazione e organizzatori hanno coordinato anche l’offerta culturale: seminari, momenti formativi e spettacoli che accompagnano la giornata principale e permettono di approfondire temi legati a corruzione, criminalità organizzata e responsabilità civile.
Misure operative e disposizioni tecniche
Per tutelare l’incolumità pubblica sono stati adottati divieti temporanei di transito e provvedimenti che hanno interessato piazze, vie e parcheggi sotterranei nelle aree coinvolte dal corteo; è stata inoltre disposta la rimozione dei dehor in alcune vie e il divieto di vendita e consumo di bevande in contenitori di vetro o lattine nelle zone sensibili. Queste prescrizioni, contenute nell’ordinaranza, hanno lo scopo di limitare ogni rischio e facilitare la logistica dell’evento, consentendo ai partecipanti di svolgere la manifestazione in condizioni di sicurezza e dignità.
Perché tornare a Torino e il valore della memoria
Il ritorno a Torino assume un valore simbolico importante: oltre a commemorare singoli casi come quello del procuratore Bruno Caccia, ucciso a Torino nel 1983, la manifestazione serve a riaffermare che la memoria è uno strumento di contrasto alle mafie. Rappresentanti delle famiglie e dirigenti di Libera hanno sottolineato che la lettura pubblica è una forma di resistenza culturale e politica, in cui la parola sulla vittima si lega all’impegno civile quotidiano. I momenti di incontro, dalla veglia ecumenica alle assemblee dei familiari, rafforzano il progetto di trasformare il dolore privato in mobilitazione sociale affinché la verità non sia mai appannata dall’oblio.