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La Russia a caccia di ricambi per i suoi veivoli

La Russia ora ha anche bisogni immediati da soddisfare nel settore aerospaziale, in particolare lo sviluppo di aerei di linea.

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Per la Russia, colpita dalle sanzioni dell’occidente, rivitalizzare o accelerare la produzione di aerei vetusti può servire allo scopo di rinfoltire la flotta dell’aviazione commerciale della Russia ma è una soluzione temporanea e chiaramente inadeguata per cui il Paese sta lavorando anche su nuovi progetti.

In ambito di ricerca spaziale Russia e Cina, nel Marzo 2021, avevano annunciato la firma di un memorandum d’intesa sulla costruzione congiunta di una stazione internazionale di ricerca lunare. La stazione sarà costruita sulla superficie o nell’orbita della Luna e diventerà una base permanente per esperimenti a lungo termine o autonomi.

Però la Russia ora ha anche bisogni immediati da soddisfare nel settore aerospaziale, in particolare lo sviluppo di aerei di linea date le sanzioni, mentre la Cina al contrario può attendere qualche anno.

L’esigenza che unisce entrambi i Paesi, per motivi diversi, è accelerare lo sviluppo di velivoli alternativi a quelli occidentali.

È di poche settimane una mossa in controtendenza nei rapporti di collaborazione tra Cina e Russia. La Cina si è rifiutata di fornire alle compagnie aeree russe parti di ricambio degli aerei, come ha dichiarato giovedì un funzionario dell’autorità aeronautica russa, dopo che Boeing e Airbus hanno interrotto la fornitura di componenti compresi i semiconduttori cinesi, fondamentali per i russi.

L’agenzia russa Interfax, citando Valery Kudinov, funzionario di Rosaviatsia responsabile del mantenimento dell’aeronavigabilità degli aerei, ha dichiarato che la Russia cercherà opportunità di rifornirsi di componenti rivolgendosi a Paesi come la Turchia e l’India, fallito il tentativo di ottenerle dalla Cina.

La stessa India però ha problemi sul reperimento materiali compositi aerospaziali. La crisi di liquidità indotta dalla pandemia ha fatto fallire molte aziende in campo aeronautico. Se non c’è un flusso di cassa costante, è impossibile per l’industria aerospaziale sopravvivere.

L’India è a sua volta dipendente per le materie prime e i materiali compositi necessari per l’industria aerospaziale da molti Paesi stranieri, tra cui Russia, Ucraina. La Hindustan Aeronautics Limited, che si occupa dell’assistenza, della produzione e dell’assemblaggio di aeromobili, per esempio dipende in larga misura da fornitori stranieri di materiali compositi per il suo lavoro. L’uso dei compositi non potrà che aumentare negli anni a venire. Attualmente l’India non ha altra scelta che importare perché non è autosufficiente.

Anche se la guerra finisse ufficialmente, il mondo degli affari in Russia o in Ucraina non tornerebbe alla normalità nel giro di pochi mesi. Le città ucraine sono già state abbandonate dalle grandi imprese. Chi oserebbe reinvestire e costruire la propria struttura commerciale in un Paese così diviso? Ciò implica che le forniture di materiali compositi per gli aeromobili costruiti in India, per il settore militare, per quello privato e per quello spaziale, saranno con il fiato corto per un periodo non breve.

Con il conflitto tra Russia e Ucraina catena di approvvigionamento, infatti, è stata colpita duramente e quindi è impossibile per l’India trovare immediatamente fornitori alternativi di materiali compositi o di parti di ricambio per gli aerei. Quasi l’80% delle forniture per la difesa indiana proviene dalla Russia. L’India, che ora è stata messa alle strette, deve trovare alternative in termini di fornitori per raggiungere i suoi obiettivi a breve termine e diventare autosufficiente per ottenere benefici a lungo termine.

A complicare la situazione dei ricambi vi è anche che Stati Uniti hanno anche vietato l’esportazione in Russia di semiconduttori e altri componenti elettronici, coprendo anche i prodotti stranieri che contengono più del 25% di contenuto limitato in termini di valore o che sono realizzati con tecnologia statunitense.

I divieti di esportazione da parte di Stati Uniti, Europa e Giappone avrebbero un effetto limitato. Secondo il Peterson Institute for International Economics, nel 2020 la Russia ha importato dalla Cina il 57% dei semiconduttori, consentendo a Mosca di continuare ad avere accesso ai beni high- tech di cui ha bisogno sia per applicazioni civili ma anche per continuare la sua guerra in Ucraina.

Un alto funzionario statunitense ha avvertito che le aziende cinesi e non solo stanno cercando di trarre profitto dalla crisi ucraina. Se imprese cinesi come la Semiconductor Manufacturing International Corp. cercheranno di esportare in Russia chip prodotti con attrezzature statunitensi o software di progettazione, potrebbero pagare un prezzo come quello che i produttori cinesi di apparati per le telecomunicazioni Huawei e Zte pagarono con l’imposizione delle sanzioni da parte degli Usa.

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