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Latte contaminato: perquisizioni nelle fabbriche Lactalis
Esteri

Latte contaminato: perquisizioni nelle fabbriche Lactalis

Latte contaminato
Magistrati e inquirenti francesi sono nella sede principale del Gruppo Lactalis, a Laval. Sotto perquisizione anche la fabbrica di Craon.

Magistrati e inquirenti francesi sono nella sede principale del Gruppo Lactalis, a Laval. Sotto perquisizione anche la fabbrica di Craon.

Gli investigatori francesi stanno perquisendo la sede principale del Gruppo Lactalis alla ricerca di indizi. La nota fabbrica francese, leader nel settore lattiero-caseario è sotto inchiesta per aver commercializzato lotti di latte contaminato. Il prodotto, latte per la prima infanzia, è stato venduto in ben 83 paesi. Dalle analisi però, il latte è risultato essere contaminato dai batteri della salmonella. Motivo per cui la sede di Laval, casa-madre dell’azienda nel Nord della Francia, è sotto perquisizione. A subire il medesimo trattamento da parte delle forze dell’ordine è la fabbrica di Craon, proprio là dove il latte contaminato è stato prodotto. Dai registri non risultano, fortunatamente, lotti spediti in direzione dell’Italia, che sembra essere fuori pericolo. Questo almeno da quanto risulta dalle mancate comunicazione dei ministeri francesi verso il Ministero della Salute italiano.

Per misura precauzionale, il Ministero della Salute ha avviato un dialogo con le autorità francesi tramite il RAFSS (Rapid Alert System for Food and Feed).

Verranno controllati i lotti di latte bio di provenienza francese con scadenza massima compresa tra il 2018 e il 2019. Verranno nello specifico controllati i prodotti a marca Milumel Bio. La misura precauzionale è stata adottata anche in assenza di casi di contaminazione da salmonella sul territorio italiano. Una mossa gradita per difendere i consumatori italiani.

Latte contaminato Lactalis

L’inchiesta che ha travolto la Lactalis Group per il caso di latte contaminato è nata a Dicembre. il caso per il gigante alimentare francese (ben 17,3 miliardi di euro di fatturato annuo), rischia di generare pesanti sanzioni. Gli inquirenti stanno vagliando le ipotesi di truffa aggravata ai danni della salute e mancata esecuzione di procedura di ritiro o richiamo di un prodotto. L’inchiesta, assicurano da Parigi, andrà avanti e non ci saranno sconti per nessuno. I magistrati francesi sono decisi a far chiarezza sulla vicenda. Il governo francese ha assicurato che prenderà le proprie responsabilità sul caso del Lactalis.

Al momento ci sono stati 37 casi di salmonellosi tra i bambini in Francia.

Tutti erano stati urgentemente ricoverati nei vari ospedali francesi. Fortunatamente non ci sono state vittime, come assicura l’agenzia di stampa francese Public Health France. Altri casi sono stati registrati nei mesi scorsi in Grecia e in Spagna (nella penisola iberica si parla di casi risalenti a Ottobre scorso).

Parla la Lactalis

L’amministratore delegato di Lactalis, Emmanuel Besnier, ha da poco interrotto il suo silenzio sulla questione del latte prodotto a Craon. Ha dichiarato che tutte le vittime della vicenda del latte contaminato da salmonella verranno risarcite. Lo ha dichiarato a una lunga intervista rilasciata al Journal du Dimanche. Ha poi difeso la gestione della crisi da parte dell’azienda e delle sue procedure di sicurezza, sempre rispondenti agli standard europei. Recentemente infatti la Lactalis è stata criticata per la mancanza di tempestiva risposta alla crisi. Ritardi e mancanza di trasparenza hanno caratterizzato la gestione della crisi. Infatti la presenza di salmonella nel latte era risultata positiva già dai controlli in loco di Agosto e Novembre scorsi, fatti nello stabilimento di Craon.

Il risarcimento però non suona come qualcosa di sincero.

Secondo l’associazione formata dalle famiglie colpite il risarcimento suona più come un tentativo di comprare il silenzio dei consumatori. Quentin Guillemain, presidente della suddetta associazione si aspetta che il governo vada avanti. L’associazione vuole risposte positive e soddisfacenti sui metodi di controllo dell’azienda. Quel che chiede l’Associazione delle vittime delle Famiglie è chiarezza sulla vicenda. Chiede inoltre risposte sui lotti spediti e commercializzati in 83 paesi di cui ancora non si sa nulla.

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