Il caso Ranucci nelle ultime settimane ha subito delle evoluzioni ad iniziare dall’ingresso in carcere di Valter Lavitola in qualità di mandante dell’attentato all’ex conduttore di Report avvenuto nell’ottobre del 2025. Da quel momento sono emersi elementi atti a ricostruire quanto accaduto nei mesi precedenti l’attacco incendiario.
Il rapporto con Ranucci come riscatto sociale
Valter Lavitola è intervenuto davanti al tribunale del riesame esprimendo la sua posizione relativamente all’attentato a Sigfrido Ranucci ed al suo rapporto con il giornalista ed ex conduttore Rai.
Su quest’ultimo punto Lavitola spiega perché ha deciso di instaurare un rapporto di amicizia con il giornalista – “C’era un grande rapporto di amicizia e pensavo potesse riabilitare la mia figura con un riscatto sociale per me” – queste le parole pronunciate.
Chiaramente per Lavitola era principalmente un rapporto d’amicizia e sul tentativo di far scendere in politica Ranucci ha svelato come fosse lui (Lavitola) a spingere per la sua candidatura, Ranucci si era più volte opposto all’ipotesi.
“Volevo proteggerlo da un attentato”
Relativamente all’attentato Lavitola ha ammesso che l’idea dell’attacco bomba è stata frutto di Gomes Taveres, a cui lui aveva dato carta bianca su cosa fare ma ad una condizione ovvero che non si facesse male nessuno.
Lavitola si è assunto la piena responsabilità dell’attentato di cui è stato mandante. Questa scelta è stata fatta, ha continuato Lavitola, con l’intenzione di proteggere Ranucci da un attentato di cui aveva sentito notizie.
Come riporta SkyTG24, Lavitola davanti al riesame è entrato nei dettagli – “C’era la necessità di proteggerlo tanto che per due mesi dopo i fatti di ottobre ho chiamato Ranucci per chiedere che la scorta gli fosse rafforzata”.
L’udienza in tribunale è durata circa 3 ore e l’obiettivo che i difensori di Lavitola sperano di raggiungere è l’ottenimento dei domiciliari. Su questo fronte il tribunale si riserverà di decidere se concederli o meno.
