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Lavoro a Milano: dati allarmanti sulla precarietà nei primi tre mesi del 2026

Lavoro a Milano: dati allarmanti sulla precarietà nei primi tre mesi del 2026

Milano mostra un mercato del lavoro in crescita ma sempre più precario, con contratti che arrivano a durare solo due giorni. Scopri le cause e le conseguenze.

Il mercato del lavoro a Milano sta vivendo una fase di crescita contraddittoria. Se da un lato i numeri mostrano un aumento delle assunzioni, dall’altro emerge una precarizzazione sempre più marcata dei contratti. I dati raccolti nei primi tre mesi del 2026 rivelano una realtà complessa, dove la stabilità lavorativa è messa a dura prova.

L’aumento dei contratti brevi e il fenomeno dei ‘due giorni’

Tra gennaio e marzo 2026, i contratti a durata breve sono aumentati da 73.446 a 96.591, con un incremento di circa il 31% rispetto allo stesso periodo del 2026. Di questi, quasi 30mila hanno una durata massima di due giorni. Questo fenomeno, noto come ‘contratti lampo’, sta diventando sempre più comune nel panorama milanese.

Le cause dietro l’aumento della precarietà

Luca Stanzione, Segretario della Cgil di Milano ha spiegato a Tgcom24 che questi numeri sono dovuti alla crisi internazionale e all’instabilità economica. “Gli imprenditori – spiega Stanzione – sono restii a investire nel lungo periodo a causa dell’incertezza. Potremmo definirlo l’effetto Trump con le aziende che preferiscono riempire i magazzini per evitare aumenti dei prezzi, rinviando così gli investimenti occupazionali.”

Lavoro nero e settori in crescita

Un altro fattore che potrebbe contribuire all’aumento della precarietà è il lavoro nero. “Non possiamo escludere – afferma Stanzione – che una parte di questa crescita sia dovuta a questo fenomeno.” Tra i settori che mostrano una crescita ci sono l’alloggio e la ristorazione insieme ai servizi alle imprese. Tuttavia, questi settori sono caratterizzati da contratti intermittenti e stagionali che non offrono stabilità ai lavoratori.

La diminuzione delle conversioni a tempo indeterminato

Un altro dato allarmante emerge dal dossier della Cgil: i passaggi da contratti a tempo determinato a indeterminato sono diminuiti di quasi il 5%, passando da 20.207 a 19.230. Questo trend, già evidente alla fine del 2026, riflette una tendenza negativa nel mercato del lavoro milanese. Inoltre, i lavori in somministrazione sono in aumento, contribuendo ulteriormente alla frammentazione del mercato.

Innovazione tecnologica e divario di genere

L’innovazione tecnologica sta lasciando un segno rilevante nel mercato del lavoro, con una diminuzione delle professioni d’ufficio e un impatto crescente anche sulle attività ad alta specializzazione. Inoltre, il divario di genere continua ad ampliarsi, generando ulteriore incertezza in un mercato che, pur crescendo, rimane altamente precario.

Per affrontare questa situazione, Stanzione suggerisce di focalizzarsi sui settori produttivi locali dando maggiore risalto alla ricerca, che nell’area milanese coinvolge circa 450mila lavoratori. Solo attraverso un approccio mirato sarà possibile attenuare l’instabilità occupazionale e garantire maggiore stabilità ai lavoratori.

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