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Lecce, abusivismo edilizio: sequestrato stabilimento Twiga Beach Club di Briatore

Il Twiga di Otranto, è stato posto oggi sotto sequestro dalla Procura di Lecce, nell'ambito dell'inchiesta di abusivismo edilizio che ha colpito molti stabilimenti balneari pugliesi.

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Guai in vista per Flavio Briatore. Carabinieri forestali e carabinieri della Procura di Lecce, congiuntamente alla polizia provinciale, hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo nei confronti dello stabilimento balneare Twiga Beach Club, di proprietà del noto imprenditore.

L’accusa per Briatore

La struttura è stata realizzata sulle coste di Otranto grazie alla collaborazione di imprenditori locali e pare che il suolo sul quale sia stato costruito fosse un’area agricola. L’ipotesi di reato nei confronti di Briatore è di abusivismo edilizio e il sequestro è a firma del sostituto procuratore di Lecce, Antonio Negro, che sta indagando anche su probabili autorizzazioni illegittime rilasciate dall’amministrazione comunale.

Sono state rilevate inoltre, presunte irregolarità per quanto riguarda l’iter autorizzativo dell’opera, seguito dal Comune di Otranto, che ha consentito la realizzazione delle strutture (ristorante, cucine, servizi igienici, piscina, solarium, parcheggio) in un’area privata di cinque ettari, tramite una Convenzione regolata dalla Norma sugli accessi al mare.

Secondo la Procura le opere realizzate, in un’area che il Piano regolatore individua come agricola, sarebbero ben più complesse rispetto a quelle che potevano essere autorizzate.

L’intero progetto è nelle mani della Cerra presieduta da Luigi De Santis, alla guida anche di Federalberghi Lecce. Tra i suoi soci ci sono l’ex presidente di Anas Vincenzo Pozzi, Gabriele Sticchi ed Emanuele Moscara. La Cerra ha ottenuto la concessione del marchio che contraddistingue i lidi e i locali di Flavio Briatore -che infatti non figura tra i soci del Twiga di Otranto- già aperti a Marina di Pietrasanta, Montecarlo, Dubai e Londra.

L’inchiesta della procura

L’inchiesta, che punta a verificare il rispetto dei vincoli storici, artistici, archeologici, paesaggistici e ambientali, ma anche di estensioni, cubature e caratteristiche indicate nel progetto, fa parte di un’iniziativa più ampia della Procura salentina, con l’obiettivo di tutelare il territorio. Tutte le nuove e vecchie strutture turistiche sono infatti finite sotto la lente degli inquirenti, seguendo il modello di Porto Cesareo, dove grazie alla collaborazione di carabinieri, guardia costiera e guardia di finanzia sono in corso i controlli di ciascun stabilimento balneare. E i sequestri sono ormai all’ordine del giorno, racconta il quotidiano pugliese.

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