La visita pastorale di Papa leone XIV ad Acerra si è svolta come gesto carico di significato per una zona nota come Terra dei Fuochi, teatro di anni di inquinamento ambientale e di smaltimenti illeciti. Il Pontefice è stato accolto in cattedrale e poi in piazza, dove numerose famiglie, bambini e giovani si sono stretti attorno alla sua figura: il momento è stato segnato da intonazioni del canto Laudato si’, selfie e lunghi applausi, ma soprattutto da testimonianze di perdita e di richiesta di giustizia.
Il cuore della giornata è stato l’ascolto: famiglie delle vittime e persone ancora in cura hanno portato davanti al Papa il peso di lutti e malattie che, secondo rapporti e indagini locali, trovano un rapporto con l’esposizione a sostanze tossiche. Il vescovo di Acerra, mons. Antonio Di Donna, ha ricordato numeri e fatiche locali e ha sottolineato la necessità che la cura del creato non resti un argomento di élite ma si traduca in educazione e azione concreta nelle parrocchie e nelle istituzioni.
Perché la visita ha valore simbolico e pratico
La presenza del Papa in un territorio segnato da illegalità e degrado ha una doppia valenza: simbolica, perché realizza un desiderio rimasto incompiuto di Papa Francesco, e pratica, perché richiama l’attenzione su misure concrete da adottare. Mons. Di Donna ha richiamato l’attenzione su come la questione ambientale sia intrecciata ai diritti alla salute e al lavoro, denunciando che in Italia non esiste una sola «Terra dei Fuochi» ma molte aree con problemi analoghi: dalle falde contaminate ai siti industriali inquinanti.
La visita diventa quindi un momento per chiedere corsie preferenziali a interventi di bonifica e a politiche di prevenzione.
Incontri e testimonianze
Nel corso della giornata, Papa Leone XIV ha ascoltato l’elenco delle giovani vittime letto dal vescovo, un elenco che ha commosso fino alle lacrime. Mons. Di Donna ha ricordato che ad Acerra, negli ultimi trent’anni, sono morti circa 150 ragazzi e giovani per patologie legate all’ambiente, numeri emersi anche grazie a un report scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità sollecitato dalla procura. L’incontro in piazza Calipari ha visto la partecipazione di rappresentanti di 90 comuni e di una popolazione complessiva stimata in circa 3 milioni di abitanti nella macro-area interessata.
Le richieste della diocesi e le priorità sul tavolo
La diocesi di Acerra chiede che la custodia del creato non rimanga un tema marginale: serve una formazione diffusa nelle comunità e una strategia nazionale che assicuri risorse per le bonifiche profonde, non solo la rimozione dei rifiuti superficiali. Tra le priorità indicate dal vescovo vi sono il controllo della qualità dell’aria, l’ampliamento degli screening sanitari e la messa in sicurezza delle falde. È stata anche messa in evidenza la necessità di evitare che il territorio continui a sopportare il peso dello smaltimento altrui, ricordando la presenza da quasi trent’anni dell’inceneritore regionale.
Bonifiche, monitoraggio e responsabilità
Secondo le dichiarazioni raccolte, solo una parte limitata dei terreni presenta scarti interrati e la rimozione totale dei veleni richiede investimenti molto elevati. Il messaggio della diocesi è chiaro: servono interventi strutturali e una cabina di regia efficace per evitare ritardi e dispersione di fondi. Le istituzioni hanno avviato alcuni passi, compresa la nomina di un Commissario e di una cabina di regia, ma resta la necessità di sostenere la popolazione con politiche che riducano il lavoro nero, prevengano nuove forme di inquinamento e promuovano economia pulita.
Un appello alla speranza e all’impegno comune
Nel discorso in cattedrale il Papa ha lanciato un messaggio che alterna denuncia e speranza: la constatazione del dolore e dell’ingiustizia non esclude la possibilità di rinascita. Ha invitato a non cedere al fatalismo o alla rassegnazione e a scegliere la giustizia come principio guida, ponendo il bene comune al di sopra degli interessi privati. L’appello alla responsabilità individuale e collettiva è stato ribadito come strada per trasformare il lutto in memoria attiva e per costruire un «nuovo patto» che metta al centro la vita e la dignità delle comunità colpite.
La giornata ad Acerra è quindi un richiamo forte: servono verità, cure e azioni di lungo periodo. L’incontro con il Papa ha offerto conforto a chi ha perso i propri cari e ha rimesso la questione ambientale al centro del dibattito pubblico, sollecitando una risposta che sia insieme etica, tecnica e politica. Solo così la terra potrà avviarsi verso una reale rinascita e le future generazioni potranno crescere in un ambiente più sicuro e giusto.