L’estate 2026 ha portato con sé un nuovo allarme sanitario per i turisti che visitano l’isola greca di Zante. Negli ultimi mesi, sono stati segnalati diversi casi di leptospirosi un’infezione batterica che può avere conseguenze gravi se non trattata tempestivamente. Ma cosa è esattamente questa malattia e come possiamo proteggerci?
La leptospirosi è una zoonosi ovvero un’infezione che si trasmette dagli animali all’uomo.
È causata da batteri del genere Leptospira che possono essere trovati nelle urine di animali infetti come ratti, cani, bovini e suini. Questi batteri possono sopravvivere a lungo in ambienti umidi e contaminare acque dolci e terreni, rappresentando un rischio per chi entra in contatto con essi.
I casi recenti a Zante
Nell’estate 2026, un uomo di 56 anni è stato ricoverato in condizioni critiche nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Zante.
Questo è il quinto caso di leptospirosi segnalato nell’isola negli ultimi mesi. Già ad, erano stati registrati quattro casi, tra cui un uomo di 74 anni che purtroppo è deceduto. Le autorità sanitarie greche stanno indagando sulle cause di questi casi, che sembrano essere legati alle forti piogge e agli allagamenti che hanno colpito l’isola durante la primavera.
Come si trasmette la leptospirosi
La leptospirosi può essere contratta attraverso il contatto diretto con l’urina o i tessuti di animali infetti, ma anche indirettamente attraverso acqua o terreni contaminati. Il batterio può entrare nel nostro organismo attraverso piccole ferite o abrasioni della pelle, oppure attraverso le mucose di bocca, naso ed occhi. Non è necessario un contatto diretto con gli animali: basta camminare o immergersi in acque dolci o fango contaminati per essere esposti al rischio.
Sintomi e trattamento
I sintomi della leptospirosi possono variare da lievi a gravi. All’inizio, l’infezione può sembrare una semplice influenza, con febbre, mal di testa, dolori muscolari, stanchezza, nausea e vomito. Un elemento tipico è la presenza di occhi arrossati a causa del coinvolgimento congiuntivale. Tuttavia, se non trattata, la malattia può evolvere in forme più gravi, come insufficienza multiorgano, meningite, emorragie polmonari e gravi difficoltà respiratorie.
La diagnosi della leptospirosi si basa sulla coltura della spirocheta e sui test sierologici. La terapia è antibiotica, con farmaci come la doxiciclina o la penicillina. La tempestività della diagnosi è cruciale per evitare complicanze gravi. L’incubazione del batterio varia solitamente tra 5 e 14 giorni, ma può arrivare fino a un mese.
Prevenzione e consigli per i turisti
Per proteggersi dalla leptospirosi, è importante evitare il contatto con acque dolci stagnanti e pozze di fango, soprattutto dopo forti piogge. È fondamentale proteggere tagli, escoriazioni e ferite cutanee con cerotti o coperture impermeabili. Durante le escursioni in aree rurali o fangose, è consigliabile indossare calzature adeguate e chiuse e lavare accuratamente le mani dopo le attività all’aperto.
Il bagno nelle acque salate, invece, non è assolutamente pericoloso. La concentrazione salina dell’acqua di mare è infatti del tutto ostile alla sopravvivenza del batterio. Tuttavia, è sempre importante bere esclusivamente acqua potabile sicura e evitare il consumo di acqua di origine incerta.
Se dovessi manifestare sintomi come febbre improvvisa, forti dolori muscolari o occhi arrossati dopo un soggiorno in aree interessate, è indispensabile rivolgersi subito a un medico segnalando la potenziale esposizione. La diagnosi tempestiva rappresenta l’arma fondamentale per consentire all’antibiotico di agire con efficacia.
