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Sanremo 2019, “I ragazzi stanno bene” dei Negrita: testo e significato

I Negrita tornano a Sanremo con "I ragazzi stanno bene", una canzone che parla di attualità, di Internet e di "barche senza un porto".

Sanremo, Negrita
Sanremo, Negrita

Era il 2003 quando i Negrita si sono esibiti per la prima volta sul palco dell’Ariston, piazzandosi diciottesimi. Quest’anno, la band toscana è tornata a Sanremo con I ragazzi stanno bene, una canzone che intende rappresentare la complessità del mondo in cui viviamo e le difficoltà che ognuno di noi deve affrontare ogni giorno. Parlano delle nuove tecnologie, di quanto illusoria possa essere la soddisfazione che ci sembra di provare giocando con uno smartphone o navigando costantemente su Internet. Non manca neppure un accenno all’attualissimo tema della questione migratoria, in un “mondo dei confini e passaporti / dei fantasmi sulle barche e di barche senza un porto“. I Negrita invitano, però, a non perdere la speranza, a cercare “un sogno da sognare”, a ridere e a inseguire “un’alba che mette i brividi”.

Il testo di “I ragazzi stanno bene”

Tengo il passo sul mio tempo concentrato come un pugile
sarà il peso del mio karma o la mia fortitudine
con in mano una chitarra e un mazzo di fiori distorti
per fare pace con il mondo dei confini e passaporti
Dei fantasmi sulle barche e di barche senza un porto

Come vuole un comandante a cui conviene il gioco sporco
Dove camminiamo tutti con la testa ormai piegata
E le dita su uno schermo che ci riempie la giornata
Ma non mi va
Di raccogliere i miei anni dalla cenere

Voglio un sogno da sognare e voglio ridere
Non mi va
Non ho tempo per brillare voglio esplodere
Ché la vita è una poesia di storie uniche

E poi trovarsi qui sempre più confusi e soli
Tanto ormai non c’è più tempo che per essere crudeli
E intanto vai, vai che andiamo dentro queste notti di stelle
Con il cuore stretto in mano e con i tagli sulla pelle

Ma i ragazzi sono in strada, i ragazzi stanno bene
Non ascoltano i consigli e hanno il fuoco nelle vene
Scaleranno le montagne e ammireranno la pianura
Che cos’è la libertà? Io credo: è non aver più paura
Di piangere stasera, di sciuparvi l’atmosfera
E di somigliare a quelli come me

Non mi va
Di lasciarmi abbandonare, di dovermi abituare
Di dovermi accontentare
Sopra di noi la gravità

Di un cielo che non ha pietà
Pezzi di vita che non vuoi perdere
Giorni di festa e altri da lacrime
Ma ho visto l’alba e mette i brividi, i brividi…


Nata in provincia di Monza e Brianza, classe 1994, è laureata magistrale in "Lettere moderne" presso l’Università degli Studi di Milano. Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per la rivista Viaggiare con gusto.


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Lisa Pendezza

Nata in provincia di Monza e Brianza, classe 1994, è laureata magistrale in "Lettere moderne" presso l’Università degli Studi di Milano. Prima di collaborare con Notizie.it, ha scritto per la rivista Viaggiare con gusto.

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