Nel cuore del Casertano, il clan Zagaria, storica fazione del clan dei Casalesi, sta tentando di riorganizzarsi e riaffermare il proprio dominio. Pur avendo perso gran parte della sua forza militare, il gruppo criminale continua a esercitare un forte condizionamento sul territorio attraverso una rete di relazioni familiari, imprenditoriali e finanziarie.
Questa fotografia attuale emerge dal provvedimento di fermo emesso dalla Procura di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, coordinata dai pubblici ministeri Ranieri, Toscano e Gagliardi, nei confronti di otto persone ritenute esponenti di vertice e gregari del clan Zagaria.
Attentati e intimidazioni a Casapesenna
L’indagine, condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta, ha preso in esame episodi violenti e attentati intimidatori attribuiti agli indagati, finalizzati ad affermare il predominio del gruppo criminale. Tra questi, spiccano gli attentati dinamitardi che hanno colpito una cornetteria e una pizzeria di Casapesenna, comune storicamente considerato una delle roccaforti del clan Zagaria.
Questi episodi, verificatisi durante lo scorso inverno, dimostrano la determinazione del clan nel mantenere il controllo sul territorio, nonostante le difficoltà interne e le pressioni delle forze dell’ordine.
Strategie imprenditoriali e rapporti con la politica locale
Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, il clan Zagaria continua a gestire attività economiche, mantenendo un forte interesse verso il settore dei pubblici appalti e coltivando rapporti, anche diretti, con ambienti amministrativi locali.
La nuova struttura criminale si è progressivamente aggregata attorno a esponenti appartenenti a storiche famiglie della criminalità organizzata del territorio. Tra questi, spicca la figura di Costantino Garofalo, ventinovenne ritenuto dagli investigatori in forte ascesa all’interno del clan e considerato l’attuale elemento di raccordo operativo tra i diversi soggetti legati alla fazione Zagaria.
La reazione alla collaborazione di Francesco Schiavone
Per la Procura, Garofalo rappresenta un camorrista ‘convinto’. Emblematica, secondo gli investigatori, è stata la sua reazione alla notizia della collaborazione con la giustizia di Francesco ‘Sandokan’ Schiavone. Alla notizia, avrebbe commentato con il proprio interlocutore: … E’ finito il mondo !...
I fratelli Nobis e i legami storici con la famiglia Zagaria
Insieme a Garofalo sono stati fermati anche esponenti più anziani e considerati di maggiore esperienza criminale, tra cui i fratelli Aldo Nobis e Raffaele Nobis, rispettivamente di 56 e 60 anni. Aldo Nobis viene indicato dagli investigatori come una figura carismatica all’interno dell’organizzazione e sarebbe stato il promotore dell’introduzione nel clan del business delle bische clandestine.
Raffaele Nobis, invece, avrebbe mantenuto nel tempo solidi rapporti con Carmine Zagaria e Antonio Zagaria, recentemente coinvolti in un’altra inchiesta antimafia. I due fratelli sono inoltre parenti di uno dei più noti luogotenenti della fazione Zagaria, Salvatore Nobis, figura storicamente legata alle attività del gruppo criminale nel territorio casertano.
Tra le attività del clan, emerge anche il ‘servizio risoluzione privata dei conflitti interprivatistici’. Dalle indagini è infatti emerso che Costantino Garofalo si sarebbe fatto consegnare da due persone la somma di 15mila euro che questi ultimi avrebbero truffato a due suoi conoscenti, che gli avevano chiesto di intervenire.
