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Mamma e figlia avvelenate con la ricina: sotto esame il sifone della casa e il possibile killer

Mamma e figlia avvelenate con la ricina: sotto esame il sifone della casa e il possibile killer

Nuovi accertamenti a Pietracatella: analizzati 131 reperti per trovare tracce di ricina, mentre emerge la pista del misterioso utente online.

La morte della mamma e della figlia Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, avvelenate con la ricina a Pietracatella, resta al centro di un’inchiesta complessa: nuovi reperti vengono analizzati per trovare tracce della sostanza e chiarire come sia avvenuto il duplice omicidio.

La pista del “Mister X” online e le ricerche sulla ricina a Pietracatella

Parallelamente agli accertamenti nella casa delle vittime, gli investigatori seguono una nuova pista legata al web. Al centro dell’attenzione c’è un utente anonimo, indicato come “Mister X”, che nei mesi precedenti alla tragedia avrebbe effettuato ricerche online sulla ricina e sui suoi effetti. Le conversazioni, individuate dalla giornalista Alessandra Potena, conterrebbero domande sulla sostanza, sulla sua efficacia e sulla possibilità di individuarla dopo la morte.

Il profilo, dopo alcuni mesi di inattività, sarebbe tornato online con lo stesso nickname.

Per risalire all’identità dell’utente sarà necessaria la collaborazione con le autorità statunitensi, poiché la piattaforma utilizzata ha sede in California. Al momento, però, non ci sono elementi che dimostrino un collegamento diretto tra il profilo e il duplice omicidio.

Proseguono anche gli approfondimenti sulle testimonianze raccolte dagli inquirenti, mentre resta centrale il principale interrogativo dell’indagine: come Antonella e Sara abbiano assunto la ricina e chi possa averla introdotta nell’ambiente delle due vittime. Come sottolineato dall’avvocata Laura Sgrò, «la soluzione al caso arriverà dal match tra testimonianze e rilievi in casa», unendo prove scientifiche e ricostruzioni investigative.

Nuovi accertamenti nella casa di Pietracatella: sequestrati 131 reperti alla ricerca della ricina

Dopo sette mesi di indagini, centinaia di testimonianze raccolte e numerosi reperti alimentari già acquisiti, il caso della morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15, entra in una fase decisiva. Le due donne sono morte dopo aver assunto ricina, una sostanza tossica sulla cui origine gli investigatori stanno ancora cercando di fare chiarezza. L’obiettivo principale resta individuare il possibile veicolo dell’avvelenamento: un alimento o una bevanda attraverso cui il veleno sarebbe arrivato alle vittime.

Il nuovo capitolo dell’inchiesta si è aperto giovedì 30 luglio, quando gli specialisti tedeschi del Robert Koch-Institut hanno effettuato un lungo sopralluogo nell’abitazione di via Risorgimento a Pietracatella e nell’orto della famiglia. Per circa 15 ore, insieme alla Polizia italiana, gli esperti hanno passato al setaccio diversi ambienti della casa, raccogliendo complessivamente 131 reperti che saranno ora trasferiti nei laboratori tedeschi per gli esami. Come spiegato dall’inviata di Vita in Diretta Antonella Delprino, “sono 131 i reperti che sono stati prelevati e portati via per essere analizzati in Germania“, mentre saranno necessarie diverse settimane prima di conoscere gli esiti.

Gli specialisti stanno verificando se eventuali tracce di ricina possano essere rimaste su superfici, oggetti, tessuti o negli impianti domestici nonostante il tempo trascorso. Tra gli elementi considerati più interessanti ci sono anche i sifoni degli scarichi, un dettaglio apparentemente marginale ma che potrebbe fornire indicazioni importanti. Secondo l’ipotesi avanzata dalla criminologa Anna Vagli durante la trasmissione del 31 luglio, infatti, gli scarichi potrebbero aver conservato residui nel caso in cui qualcuno avesse lavato strumenti o contenitori entrati in contatto con la sostanza tossica.

L’acqua non cancella le tracce“, ha spiegato Vagli, aggiungendo che “le tubature diventano un testimone chiave“. Si tratta comunque di uno scenario investigativo e non di una conferma: saranno soltanto le analisi scientifiche a stabilire se nei sifoni siano presenti elementi utili e quale significato possano avere. L’inviata ha inoltre ricordato un particolare temporale: Antonella e Sara sarebbero uscite di casa per l’ultima volta il 27 dicembre e, da quel momento, “tubature e dintorni sono state usate pochissimo. Se c’è qualcosa, forse è rimasto“.

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