Il Mar Rosso si trova al centro di una crisi che potrebbe avere ripercussioni globali. Gli Houthi, milizie sciite sostenute dall’Iran, hanno annunciato l’intenzione di imporre pedaggi per il transito nel Mar Rosso e nello Stretto di Bab al Mandeb. Questa mossa, definita una pericolosa escalation dal ministro dell’Informazione del governo yemenita riconosciuto dalla comunità internazionale, Moammar al-Eryani, potrebbe trasformare uno dei corridoi marittimi più strategici al mondo in una fonte permanente di finanziamento per le attività militari e terroristiche della milizia.
La situazione è particolarmente critica perché il Mar Rosso è una delle ultime vie rimaste per il trasporto del greggio proveniente dai paesi del Golfo e diretto in tutto il mondo. Se il fronte si allarga, le ripercussioni sul transito del petrolio e sull’economia mondiale rischiano di essere molto gravi. Gli attacchi recenti alle petroliere saudite Encelia e Layla hanno già compromesso in parte il traffico, con almeno nove navi che hanno fatto dietrofront prima di attraversare lo stretto di Bab el-Mandeb.
Le minacce degli Houthi e il ruolo dell’Iran
Gli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno annunciato un blocco nel Mar Rosso del traffico marittimo saudita. Questo annuncio è seguito da azioni militari, come l’attacco con droni e missili alle petroliere saudite. Secondo i dati marittimi analizzati, alle 16 di giovedì 23 luglio, 18 navi mercantili hanno attraversato il passaggio rispetto alle 26 totali dell’intera giornata precedente.
Non è chiaro se l’operazione della milizia yemenita contro le petroliere sia stata condotta in piena autonomia o se sia stata dettata da Teheran come leva per fare ulteriore pressione sugli Stati Uniti. Di sicuro, gli attacchi nel Mar Rosso rischiano di ampliare il teatro di guerra in Medio Oriente, facendo intravedere uno scenario preoccupante con una doppia chiusura di Hormuz e Bab el-Mandeb.
Le ripercussioni economiche
Prima della guerra scatenata da Usa e Israele contro l’Iran, il transito delle petroliere da Bab el-Mandeb non era particolarmente problematico. Da lì passava tra il 12 e il 15% del commercio mondiale via mare. Ma dopo il 28 febbraio, l’arteria del Mar Rosso è diventata un asse cruciale e un elemento di pressione nella crisi in Medio Oriente. Con Hormuz impraticabile, l’Arabia Saudita è stata costretta a trovare un’alternativa e così ha dirottato gran parte del suo petrolio sul porto di Yanbu, facendo affidamento proprio su Bab el-Mandeb.
Negli ultimi mesi, l’Arabia Saudita ha esportato oltre 3,6 milioni di barili al giorno di greggio e prodotti derivati via Bab el-Mandeb, diretti in prevalenza verso Corea del Sud, Giappone e Cina. Lo stop al traffico marittimo saudita potrebbe interessare oltre il 3% del mercato petrolifero globale. Inoltre, un blocco completo costringerebbe le compagnie a circumnavigare l’Africa passando dal Capo di Buona Speranza, una rotta che allunga i tempi di percorrenza di almeno 10 giorni, gonfiando i costi assicurativi e di carburante.
Le reazioni internazionali
La tensione è alta e le reazioni internazionali non si sono fatte attendere. Donald Trump, su Truth, ha lanciato un monito diretto agli Houthi, minacciando pesanti sanzioni militari all’Iran e agli stessi Houthi se dovessero ripetere gli attacchi alle navi saudite. Gli occhi del mondo sono puntati sullo stretto di Bab el-Mandeb, un passaggio marittimo all’estremità meridionale del Mar Rosso, dove le milizie sciite minacciano di fermare le vitali forniture di petrolio dell’Arabia Saudita.
La situazione è resa ancora più complessa dagli scontri al confine tra Yemen e Arabia Saudita, con raid sauditi che hanno preso di mira un aereo diretto allo scalo di Sanaa, con a bordo comandanti del Corpo delle guardie rivoluzionarie, consiglieri e attrezzature militari collegate provenienti dall’Iran e destinati agli Houthi. La minaccia di un blocco marittimo nel Mar Rosso rischia di ampliare ulteriormente il conflitto, con conseguenze imprevedibili per l’economia globale.
