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Mattarella a via Caetani: memoria, responsabilità e lezioni per la gestione delle crisi

Mattarella a via Caetani: memoria, responsabilità e lezioni per la gestione delle crisi

Oggi una cerimonia a via Caetani richiama il caso Moro, il Giorno della memoria e le trasformazioni nella comunicazione di crisi e nella protezione civile italiana

Oggi, in occasione del 9 maggio, il presidente della Repubblica ha deposto una corona di fiori a via Caetani, nel punto in cui fu ritrovata la Renault 4 rossa con il corpo di Aldo moro. La scena riporta alla luce la ferita di quel 1978: il rapimento iniziato il 16 marzo 1978 e conclusosi, dopo cinquantacinque giorni, con il ritrovamento del corpo il 9 maggio 1978.

In quel luogo si è svolta una breve commemorazione alla quale hanno partecipato, tra gli altri, i presidenti del Senato e della Camera, il ministro dell’Interno e il sindaco di Roma.

La presenza istituzionale serve a rimarcare che il 9 maggio non è solo memoria di un singolo evento doloroso, ma è anche il Giorno della memoria delle vittime del terrorismo, istituito con la legge 4 maggio 2007, n.

56. Quel giorno, e le settimane che lo precedettero, segnarono non solo la perdita di una figura politica, ma anche la consapevolezza che lo Stato doveva riorganizzare mezzi, strutture e comunicazione per fronteggiare crisi complesse.

La commemorazione: attori e simboli

Alla cerimonia di via Caetani il Capo dello Stato è stato accompagnato da figure di vertice delle istituzioni; tra i presenti figuravano nomi come Ignazio La Russa, Lorenzo Fontana, il ministro Matteo Piantedosi e il sindaco Roberto Gualtieri.

Il gesto della corona è un atto pubblico che rimette in primo piano la memoria delle vittime e il ruolo simbolico dei luoghi: la Renault 4 rossa è diventata un segnacolo della violenza terroristica e della fragilità delle garanzie democratiche, mentre la partecipazione delle Istituzioni vuole ribadire il dovere di preservare la memoria collettiva.

Chi era Aldo Moro e che cosa accadde

Aldo Moro era stato cinque volte presidente del Consiglio e figura centrale del cosiddetto compromesso storico tra DC e PCI. Il 16 marzo 1978 un commando delle Brigate Rosse assalì la sua scorta in via Mario Fani, uccidendo cinque uomini della scorta: Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. Moro fu tenuto prigioniero per 55 giorni: le sue lettere e gli appelli pubblici segnarono un confronto drammatico tra posizioni di fermezza e chi auspicava trattative.

Lezioni emerse per la gestione delle emergenze

Il caso Moro mise in luce carenze organizzative e comunicative: comandi frammentati, assenza di protocolli consolidati e una comunicazione pubblica disordinata produssero confusione. Da quell’esperienza nacque la consapevolezza che servivano strutture permanenti e regole condivise. Tra le risposte istituzionali emerse l’idea di creare Unità di Crisi permanenti, sale operative coordinate e protocolli normativi che oggi sono parte del quadro operativo descritto dal D.Lgs. 1/2018. Anche la formazione e le forze speciali furono potenziate per scenari ad alta complessità.

Dal comitato provvisorio alle strutture attuali

All’indomani del rapimento il ministro dell’Interno Francesco Cossiga istituì un comitato tecnico-politico-operativo, un primo embrione dell’Unità di Crisi. Negli anni successivi sono state costituite sale operative permanenti presso il Dipartimento della Protezione Civile e i vari dicasteri, e forze speciali come il NOCS della Polizia e il GIS dei Carabinieri sono state formalmente integrate nelle risposte a eventi estremi. Strumenti tecnologici più recenti, come il sistema IT-alert attivo dal 2026, riflettono l’evoluzione verso una risposta coordinata e tempestiva.

Cosa deve sapere il cittadino oggi

Una delle regole più importanti apprese è il principio del single voice: durante una crisi una sola voce istituzionale comunica per evitare confusione e salvaguardare la fiducia pubblica. A livello pratico ciò si traduce in briefing coordinati, canali ufficiali verificati e messaggi chiari. Per le procedure di comportamento individuale in caso di attacchi o minacce è diffusa la sequenza europea “Run, Hide, Tell” — in italiano Corri, Nasconditi, Avvisa — e per scenari NBCR il riferimento resta il Piano nazionale per le emergenze. In conclusione, la commemorazione di oggi ricorda le vittime e riafferma il valore di preparazione, comunicazione chiara e responsabilità civica.