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Maurizio Martina eletto segretario del Partito Democratico

"Ora al lavoro con umiltà e coraggio", commenta Martina. Nicola Zingaretti su Matteo Renzi: "Non ascolta ed è un limite".

maurizio martina

Maurizio Martina è stato eletto segretario del Partito Democratico. Il neo segretario, che aveva svolto la funzione pro tempore dopo le dimissioni di Matteo Renzi, ha ricevuto la maggioranza dei voti dall’Assemblea Nazionale del Pd. Sette i voti contrari e tredici gli astenuti. Martina ricoprirà l’incarico fino al prossimo congresso, che dovrebbe svolgersi tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019.

Martina: “Serve ricostruire il partito”

“Maurizio Martina è il nuovo segretario del Partito Democratico”, si legge sul profilo Twitter ufficiale del Pd. Sabato 7 luglio il voto dell’Assemblea Nazionale, riunita all’Hotel Ergife di Roma, ha confermato Martina nella carica che ha ricoperto temporaneamente dopo le dimissioni di Matteo Renzi, all’indomani delle elezioni politiche del 4 marzo scorso. L’unica candidatura formalizzata è stata quella di Martina, reggente del partito e ora segretario a tutti gli effetti, votato a maggioranza con sette voti contrari e tredici astenuti.

“Ora umiltà e coraggio per una pagina nuova del nostro impegno. Al lavoro”, scrive il neo segretario su Twitter. Il suo discorso, tenuto davanti ai rappresentanti, è incentrato tutto sull’urgenza di dare nuovi contenuti a un partito che ha subito pesanti sconfitte elettorali e che rischia di avere un alto grado di disaffezione tra i suoi militanti. “Propongo che il partito avvii un percorso congressuale straordinario, da qui a prima delle europee (elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, 2019, ndr), che ci porti a elaborare idee, persone, strumenti nuovi”, afferma il neo segretario, ribadendo che dovrà essere fondamentale il contatto con le realtà locali, un tradizionale punto di forza del partito che ora sembra venir meno: “in autunno terremo i congressi territoriali, perché nei territori il partito è collassato”.

Una fase di ricostruzione lunga e complessa, perché deve unire realtà diverse tra loro, slegate ormai in questi ultimi mesi/anni. Occorre perciò, sempre secondo Martina, “rivolgersi al Paese. Chiedo di poter fare un lavoro ricostruttivo: in ballo ci sono le ragioni fondative del Pd”. Il partito necessita di un “riscatto” per “scrivere questa pagina nuova ben oltre le nostre divisioni”; per quanto vi siano energie positive all’interno del Pd, occorre allargare la visuale perché “noi siamo fondamentali per costruire l’alternativa ma non basteremo a noi stessi. Non si tratta di guardare al passato e neppure di fare discussioni tra gruppi dirigenti, ma di dare speranze a tante persone disilluse che guardano ancora a noi”.

assemblea pd

Renzi: “Basta risse da cortile”

La frase, appena citata, del neo segretario del Pd è una risposta all’intervento di Matteo Renzi, per il quale “la nostalgia non è la chiave: ripartenza non può essere ricostruire un nuovo Pds”. L’ex segretario ed ex premier suscita ancora reazioni contrapposte all’interno del suo partito. Anche in data odierna è stato sostenuto e contestato. L’attuale senatore si assume la responsabilità della sconfitta e, quando l’assemblea applaude, replica: “So che non sono l’unico responsabile ma in politica si fa così: paga uno per tutti”. Non sono mancati affondi contro altri componenti del partito. “Non ci si può sempre attaccare dall’interno, perché così si aiuta la destra. Basta risse da cortile alle quali il nostro popolo non può più stare”, afferma Matteo Renzi, il quale ha analizzato anche la cause della sconfitta delle elezioni del 4 marzo. Tra queste “i toni e i tempi della campagna elettorale. Occorre dare un orizzonte forte al Paese, perché non è l’algida sobrietà che fa sognare i popoli”. La “mancanza di leadership” è stata un’altra caratteristica negativa insieme alle decisioni procrastinate, in quanto “non avevamo un’agenda. Sullo ius soli dovevamo decidere”.

matteo renzi

Zingaretti: “Renzi non ascolta gli altri”

Nel momento in cui il Pd e il M5S, durante la fase precedente alla formazione dell’attuale esecutivo, stavano avviando una fase di dialogo, Matteo Renzi aveva dichiarato la propria netta contrarietà all’ipotesi di un’alleanza tra democratici e pentastellati. “C’è una componente di sinistra nel M5S? (…) Io trovo che sia la vecchia destra, una parte della Lega. Non potremo mai perdonarli- aggiunge l’ex premier- di aver trasformato la lotta politica in rissa, inquinando le falde della democrazia”. “Oggi il Pd ha dimostrato che si rimette in moto- commenta Nicola Zingaretti- Noi ci siamo per costruire un’alternativa credibile a chi sta governando”. Il presidente della regione Lazio, quando gli viene chiesto di commentare l’intervento di Renzi, afferma di “essere rimasto colpito, e un po’ dispiaciuto” perché l’ex Segretario “non si predispone mai all’ascolto degli altri e delle loro ragioni. E questo, per un leader, è un grandissimo limite”.

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