Il conflitto tra Stati Uniti e Iran ha registrato una svolta annunciata: il presidente Donald Trump ha dichiarato di aver firmato il memorandum of understanding con l’Iran, una firma che—secondo il primo ministro del Pakistan Shehbaz Sharif—mette fine alla fase più intensa della guerra e dovrebbe entrare in vigore con effetto immediato.
A seguito dell’annuncio, Sharif ha scritto che la Repubblica islamica riaprirà senza indugio lo Stretto di Hormuz e che gli Stati Uniti revocheranno immediatamente il blocco navale; come primo segnale concreto, undici navi iraniane hanno lasciato l’area del blocco navale nella zona dello stretto.
Firma digitale e prime organizzazioni del processo
Secondo le dichiarazioni ufficiali, la sottoscrizione è avvenuta in forma digitale mentre il presidente statunitense si trovava a cena con il presidente francese a Versailles. Il Pakistancon il sostegno del co-mediatore Qatarospiterà la cerimonia formalizzante in Svizzera il 19 giugno a Ginevra, dove è prevista una commemorazione dell’accordo seguita dall’apertura di colloqui tecnici.
Sharif ha indicato che il memorandum entrerà in vigore immediatamente; sul terreno, la riapertura dello Stretto di Hormuz rappresenta il primo effetto tangibile sul traffico marittimo e sui mercati energetici nel Golfo Persico.
Reazioni interne e messaggi pubblici
Il presidente Donald Trump ha definito il documento firmato un risultato importante, dichiarando «Ho firmato l’accordo con l’Iran» e sottolineando il valore politico dell’intesa. Dal fronte iraniano sono arrivate parole di soddisfazione sulla firma elettronica e sull’avvio della sua attuazione, con la precisazione che il testo ora dovrà essere messo alla prova nella pratica. Tra gli osservatori, Aaron Blake ha ricordato che si tratta più di un primo passo che di un vero e proprio trattato di pace, evidenziando come le firme non risolvano automaticamente i problemi più complessi rimasti sul tavolo.
I cinque nodi tecnici aperti della fase due
Il memorandum di Islamabad è concepito come prima fase: i negoziati successivi dovranno affrontare almeno cinque questioni sostanziali da definire entro un arco iniziale di 60 giorniprorogabili se necessario. Il primo punto riguarda il futuro quadro sul nucleare iraniano: Washington pretende garanzie che il programma non conduca alla costruzione di armi, mentre Teheran cerca condizioni accettabili per la propria sicurezza. Donald Trump ha parlato dell’intesa come di “un muro contro l’arma nucleare”, ma i meccanismi concreti di verifica e le tempistiche restano ancora da chiarire.
Gestione dell’uranio altamente arricchito
Un elemento centrale è come trattare l’uranio altamente arricchito già in possesso dell’Iran. Secondo quanto comunicato, il piano potrebbe prevedere la distruzione o la rimozione delle scorte conservate in profondità sotto siti nucleari colpiti in passato; rimane però aperto il chi, il come e il dove di questa operazione. Trump ha affermato in passato che alcune riserve sono così profonde da non essere interessanti, mentre il testo provvisorio ipotizza la distruzione in loco e il trasferimento fuori dal paese in una fase successiva.
Sanzioni, fondi congelati e tempo di esecuzione
Un altro nodo riguarda la graduale revoca delle sanzioni e lo sblocco dei beni iraniani. Teheran chiede lo sblocco di 24 miliardi di dollari di asset congelati entro 60 giorni, con la richiesta che metà di questa somma sia disponibile prima della fase finale dei negoziati. Gli Stati Uniti, pur non escludendo misure di alleggerimento, hanno precisato che ogni sblocco sarà subordinato al rispetto degli impegni presi dall’Iran e a verifiche puntuali, rinviando quindi molte decisioni alla fase due.
Rischio di riutilizzo dello Stretto e rapporti regionali
Il quarto tema chiave è la garanzia che lo Stretto di Hormuz non torni a essere usato come leva politica. L’Iran ha parlato di poter applicare tariffe per i servizi di transito, richiamando la possibilità di un regime a pedaggio dopo il periodo di esenzione di 60 giorni. Infine, resta aperta la gestione dei rapporti tra Teheran e i suoi alleati regionali, in particolare le milizie filo-iraniane che continuano a essere parte della dinamica bellica nell’area e che impattano direttamente sulle trattative di cessate il fuoco in teatri limitrofi.
La firma digitale del memorandum segna un momento di sospensione delle ostilità, ma i prossimi 60 giorni saranno cruciali per trasformare l’intesa iniziale in misure concrete. Eventi significativi legati a questo calendario includono periodi sensibili per la leadership iraniana: la gestione delle scadenze e delle cerimonie pubbliche può influire sulla velocità e sulla sostanza delle negoziazioni. La comunità internazionale osserva l’evoluzione, consapevole che la tregua annunciata allevierebbe subito pressioni economiche e energetiche, ma che il percorso verso una stabilizzazione duratura rimane complesso e carico di incognite.
