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Ucciso a sprangate Mario Ruoso: il collaboratore di lunga data confessa l’omicidio

omicidio Mario Ruoso

Mario Ruoso ucciso a Pordenone: l’aggressione violenta e la confessione dell’ex collaboratore.

La morte di Mario Ruoso, storico imprenditore e fondatore di Telepordenone, ha scosso profondamente la città. Colpito ripetutamente alla testa con un corpo contundente nella propria abitazione, Ruoso è stato vittima di un omicidio pianificato da un collaboratore di lunga data, segnando un caso di cronaca drammatico e senza precedenti nel territorio.

Omicidio di Mario Ruoso: un’aggressione brutale nella sua abitazione

Mario Ruoso, 87 anni, storico fondatore di Telepordenone e titolare del Garage Venezia, è stato ucciso nella mattina del 4 marzo nel suo attico a Pordenone. La vittima è stata trovata dal nipote Alessandro, riversa in un lago di sangue con profonde ferite al capo, causate da ripetuti colpi di un corpo contundente.

Come ha dichiarato il procuratore della Repubblica di Pordenone, Pietro Montrone, “Mario Ruoso è stato colpito con un oggetto contundente alla testa”, un’aggressione che si è rivelata fatale. I rilievi sul cadavere sono stati effettuati dal medico legale Antonello Cirnelli, che ha confermato la violenza dell’attacco, escludendo cause naturali. L’omicidio, avvenuto nelle prime ore del mattino, si sarebbe consumato in assenza di testimoni e ha lasciato la comunità locale profondamente scossa.

Morte di Mario Ruoso, è omicidio. “Sono stato io”: chi è l’assassino che ha confessato

Come riportato dall’Ansa, le indagini hanno rapidamente individuato come sospettato Loriano Bedin, 67 anni, storico collaboratore di Ruoso, che ha confessato di aver compiuto l’omicidio. Secondo quanto emerso, Bedin avrebbe pianificato l’agguato nei minimi dettagli: “una mattanza”, come descritta dagli investigatori, avvenuta sul pianerottolo dell’attico, dove Ruoso è stato colpito alle spalle con un tubo di ferro lungo 71 centimetri, cadendo e battendo la testa su un tavolino.

Dopo l’omicidio, l’aggressore avrebbe tentato di eliminare ogni traccia, gettando l’arma nel giardino e successivamente nel canale Brentella. La Procura di Pordenone contesta a Bedin l’omicidio volontario con aggravanti di premeditazione e minorata difesa della vittima.