Gli Stati Uniti sono pronti a imporre nuovi dazi su 60 Paesi una mossa che potrebbe avere ripercussioni significative sull’economia globale. La decisione arriva in un momento cruciale, con la scadenza dei dazi temporanei del 10% fissata per il 24 luglio.
La Casa Bianca ha annunciato che i nuovi dazi, che varieranno dal 10% al 12,5% entreranno in vigore domani alle 00:01 ora locale (04:01 GMT).
Questa decisione segue la scadenza dei dazi temporanei introdotti dopo che la Corte Suprema ha annullato i precedenti dazi all’inizio di febbraio.
La strategia dietro i nuovi dazi
La strategia commerciale degli Stati Uniti sta subendo un cambiamento significativo. Dopo la sconfitta davanti alla Corte Suprema, che ha bocciato l’uso dei poteri d’emergenza del presidente, la Casa Bianca sta adottando una nuova procedura prevista dalla legislazione commerciale statunitense.
La Section 301 del Trade Act del 1974 sarà utilizzata per imporre i nuovi dazi. Questa procedura richiede un’indagine formale, consultazioni pubbliche e audizioni prima dell’entrata in vigore delle misure. Una volta introdotti, i dazi possono restare in vigore per quattro anni ed essere successivamente rinnovati.
Le accuse contro i 60 Paesi
L’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (Ustr) ha concluso una prima indagine che accusa circa 60 Paesi di non contrastare adeguatamente il lavoro forzato nelle rispettive catene di approvvigionamento. Su questa base sono stati proposti dazi del 10% per 16 Paesi e del 12,5% per altri 44.
Le motivazioni di Donald Trump
Per Donald Trump i dazi rappresentano il principale strumento della sua politica economica. L’obiettivo è rendere più costoso produrre all’estero e più conveniente investire negli Stati Uniti, favorendo il ritorno della manifattura americana e riducendo il deficit commerciale.
Le tariffe sono diventate una fonte significativa di entrate per il Tesoro statunitense. Lo scorso autunno gli incassi derivanti dai dazi avevano superato i 31 miliardi di dollari mensili. Dopo la sentenza della Corte Suprema, però, le entrate si sono progressivamente ridotte fino a trasformarsi in un saldo negativo nel mese di giugno.
Le preoccupazioni interne
Non tutti condividono questa linea. Diversi consiglieri economici stanno invitando Trump a evitare un’escalation proprio mentre il costo della vita resta una delle principali preoccupazioni degli elettori americani. Un aumento eccessivo dei dazi rischierebbe infatti di tradursi in prezzi più elevati per imprese e consumatori, alimentando nuove pressioni inflazionistiche a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato.
La strategia della Casa Bianca potrebbe procedere per gradi: prima sostituire i dazi in scadenza con aliquote analoghe attraverso la Section 301 e soltanto successivamente valutare aumenti più consistenti, soprattutto nei confronti dei Paesi accusati di sostenere produzioni in eccesso che danneggiano l’industria americana.
