Durante il congresso della Lega, tenutosi il 26 ottobre 2026, il capo del partito ha affermato con tono deciso che l’Italia deve dire “no” a ulteriori soldi e armi destinati all’Ucraina. La frase, pronunciata dal futuro vicepremier, ha subito acceso una discussione all’interno della coalizione di governo, dove il primo ministro e gli altri membri hanno mostrato una notevole divergenza di vedute.
Le parole di Matteo Salvini – “No alle armi a Kiev” – sono state percepite come un segnale interno più che un’imposizione esterna. Tuttavia, il tono duro ha colpito anche i leader del partito di governo, tra cui Giorgia Meloni, che ha preferito concentrare la sua attenzione sulla manovra economica in corso, evitando di commentare subito le dichiarazioni del collega leghista.
Le dichiarazioni di Salvini al congresso della Lega
Nel discorso tenuto dal podio, Salvini ha sottolineato che l’Italia non può più sostenere un conflitto che definisce “una guerra di terzi”, sostenendo la necessità di chiudere la politica di aiuti prima della fine della legislatura. Ha inoltre richiesto che il governo non più consideri l’Ucraina “un alleato di serie B”, un commento che ha suscitato perplessità tra i rappresentanti della maggioranza.
Impatti sulla coalizione di centrodestra
Le osservazioni del leader leghista hanno irritato la premier, che ha dovuto poi pubblicamente congratularsi con Salvini, rimandando l’appunto di lavorare insieme “con responsabilità”. Il tono conciliatorio ha cercato di smorzare le tensioni, ma la distanza di fondo sul tema militare è rimasta evidente.
Reazione del governo: Crosetto e Tajani ribadiscono la posizione
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha ribadito in una riunione a Parigi con i colleghi del gruppo E5 che l’assistenza all’Ucraina non è un semplice atto di solidarietà, ma una difesa diretta del futuro e della sicurezza italiana. Ha precisato che l’aggressione russa rappresenta una minaccia per l’intera Europa, un argomento che Meloni ha già ricontestato in Parlamento nei giorni scorsi.
Nel frattempo, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato che il tredicesimo pacchetto di aiuti militari è già pronto e sarà inviato a Kiev non appena le procedure burocratiche saranno completate. Il pacchetto, previsto per essere inviato entro fine anno, è attualmente limitato da un decreto-legge che scade a fine 2026, il che rende urgente la sua rinnovazione.
Dettagli sul prossimo pacchetto
Secondo le dichiarazioni internazionali, il nuovo intervento conterrà principalmente materiale civile piuttosto che munizioni, pur mantenendo l’impegno di continuare a sostenere l’Ucraina. La mancanza di una data precisa non ha impedito al governo di assicurare che il contributo arriverà “quanto prima”, in maniera da non indebolire la posizione dell’Italia nella NATO e nell’Unione Europea.
Tensioni interne e prospettive elettorali
All’interno della maggioranza, l’opposizione, guidata da Carlo Calenda, ha chiesto a Meloni di scegliere tra “mollare Kiev o mollare Salvini”. Nel frattempo, il dibattito sul voto di fine legislatura è rimasto aperto, con la Lega e Forza Italia in competizione per la candidatura a sindaco di Milano. L’incertezza su queste dinamiche interne potrebbe aggravare ulteriormente le frizioni su temi di politica estera.
Le parole di Salvini hanno scatenato una risposta fermissima da parte dei ministri Crosetto e Tajani, che hanno sottolineato l’imparzialità della linea italiana sull’Ucraina e la prontezza del prossimo pacchetto di assistenza, dimostrando che, per ora, la strategia di governo rimane stabile nonostante le pressioni interne.
