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Palette caffè monouso in plastica, verso lo stop a partire da luglio 2021?

Addio alle palette caffè monouso in plastica da luglio 2021? La direttiva Sup e l'allarme lanciato da Confida: "Non ci sono alternative percorribili".

Stop alle palette caffè monouso?

Caffè zuccherato a rischio: da luglio stop alle palette in plastica monouso? Confida lancia l’allarme: “Non ci sono alternative, a rischio un’intera filiera produttiva”. Legambiente: “Mancano decreti attuativi e linee guida europee, probabile che il divieto slitti”.

Stop alle palette caffè monouso

Dalla prossima estate potremmo dover dire addio alle palette in plastica con cui girare il caffè erogato dai distributori automatici. La cosa non toccherà molto gli amanti del caffè amaro, sarà cruciale per l’intero sistema produttivo delle palette da caffè in plastica. Questo rischierebbe, infatti, di chiudere bottega lasciando a casa il 90% dei propri lavoratori.

Palette caffè monouso: l’allarme di Confida

A lanciare l’allarme è Confida, l’Associazione italiana distribuzione automatica.

A mettere a rischio la filiera è la direttiva Sup (Single Use Plasticts), che prevede di sostituire la plastica monouso con alternative naturali e più sostenibili per l’ambiente.

Tale direttiva è stata recepita dall’Italia attraverso la legge di delegazione europea (numero 53 del 22 aprile) pubblicata in Gazzetta ufficiale. Tra i prodotti monouso in questione ci sono, appunto, anche le palette in plastica.

Palette caffè monouso: mancano alternative

Confida, però, spiega che in questo momento non ci sono alternative percorribili: “La bioplastica compostabile non regge le alte temperature (tra gli 80 e i 90 gradi) delle bevande calde come tè, caffe e cioccolate.

Il legno invece, oltre a non avere certificazioni di riciclabilità e a essere meno resistente della plastica all’umidità e al calore interni alla macchina, è un prodotto di importazione e quindi gli attuali produttori italiani a oggi leader europei nella produzione di palette in plastica rischiano di trasformarsi in semplici rivenditori di prodotti esteri”.

Il problema della mancanza di alternative non è il solo, le imprese del settore non hanno una produzione diversificata: “Il comparto delle palette in plastica è composto da aziende italiane la cui attività si basa esclusivamente su questo prodotto – spiega Confida – i macchinari all’avanguardia utilizzati nel processo di produzione non possono essere riconvertiti nella produzione di accessori diversi dalla plastica e la loro conseguente dismissione causerà alle aziende una perdita di valore pari a milioni di euro”. Una crisi che si potrebbe ripercuotere su tutta la filiera della distribuzione automatica.

Il divieto di immissione nel mercato di tali prodotti è fissato al 3 luglio 2021, ma, secondo Stefania Di Vito dell’ufficio scientifico di Legambiente: “La legge c’è ma l’Italia non ha ancora approvato il decreto attuativo. Anche se ce lo auguriamo, in questo momento è difficile pensare che il divieto possa davvero scattare dal 3 luglio”.

Per quanto riguarda la mancanza di alternative pronte all’uso, Di Vito spiega che “in questi anni non sono mancate le aziende che sono riuscite a riconvertire la produzione di manufatti in plastica. Pensiamo ad esempio ai bicchieri, che oggi è molto facile trovare in plastica biodegradabile e compostabile secondo gli standard europei”.

Secondo il presidente di Confida, Massimo Trapletti, “le palette in plastica sono prodotti riciclabili composti dallo stesso materiale dei bicchierini utilizzati nei distributori automatici. Per questo motivo, sono state incluse nel progetto RiVending voluto e promosso da Confida, Corepla, e Unionplast che si sposa con i principi europei dell’economia circolare fornendo un “fine vita” virtuoso alla plastica dei distributori automatici”.

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