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Patrigno ucciso con pasta avvelenata, secondo la difesa sarebbe stata la madre di Leon

La Difesa di Leon ha identificato la madre del ragazzo come colpevole: sarebbe stata lei a servire la pasta avvelenata in un piano di omicidio-suicidio.

alessandro leon

Secondo il team di Difesa di Alessandro Leon Asoli, sarebbe stata sua madre a servire ai familiari il piatto di pasta al salmone avvelenata.

Per la Difesa la colpevole di avvelenamento è la madre di Leon

Secondo il team difensivo di Alessandro Leon Asoli, l’omicidio del patrigno Lorenzo Grimandi, di 56 anni, sarebbe stato in realtà architettato dalla madre.

Per i legali, la donna avrebbe architettato un suicidio-omicidio che coinvolgesse il figlio e il compagno. Ad oggi, Leon è l’unico imputato per l’accaduto.

La pm Rossella Poggioli aveva chiesto per Asoli l’ergastolo, usando come movente «l’ossessione per l’eredità». La Difesa ha risposto alle accuse con l’arringa dell’avvocato Fulvio Toschi, che ha invece invocato l’assoluzione e la derubricazione del tentato omicidio a lesioni personali: l’imputato, infatti, ha sempre ammesso di aver aggredito la madre sostenendo che la donna avesse aggiunto il veleno alla pasta al salmone da lui cucinata.

La ricostruzione del caso da parte della Difesa

I sede di giudizio, l’avvocato Toschi, ha spiegato che Asoli avrebbe preparato la cena per tutta la famiglia, ma sarebbe stata la madre ad aggiungere il nitrito di sodio per liberarsi di lui e del compagno.

Secondo la Difesa, la donna combatteva da tempo con la depressione. Sarebbe persino arrivata a chiedere consiglio ad una chiromante, alla quale avrebbe detto di non volere più il figlio tra i piedi, confessandole di non «voler più essere mamma».

Inoltre, è emerso che la donna avrebbe già tentato di togliersi la vita anni prima, arrivando perfino a valutare di dare Leon in adozione.

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