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Sfida M5S-Lega, Conte: “La politica non è solo porti chiusi o aperti”

La crisi in Libia riaccende il dibattito sulla politica dei porti chiusi, e Matteo Salvini appare sempre più isolato. Interviene anche Giuseppe Conte

Giuseppe Conte

Con la crisi libica, il MoVimento 5 Stelle si smarca dalla politica dei “porti chiusi” voluta da Matteo Salvini. Il ministro dell’Interno sostiene che “chi parte dalla Libia non può essere ritenuto un rifugiato”, ma gli alleati di governo chiariscono che il tema immigrazione deve essere ridiscusso, in primis a livello europeo.

Anche Giuseppe Conte interviene, lanciando una frecciata al vicepremier leghista.

La crisi in Libia

Dopo l’incontro a Roma con il vicepremier libico, Ahmed Maitig, e il ministro degli Esteri del Qatar, Al Thani, Giuseppe Conte ribadisce che “l’opzione militare” per risolvere la crisi in Libia non è sul tavolo. “L’uso delle armi non porta mai a soluzioni risolutive o sostenibili. L’unica opzione perseguibile è quella del dialogo politico” chiarisce il premier.

A causa del conflitto tra le forze di Tobruk e quelle di Tripoli, però, cresce l’instabilità nel Paese che si affaccia sul Mediterraneo e, come annuncia il premier Fayez al-Sarraj in un’intervista a La Repubblica, sarebbero circa “800mila i migranti potenzialmente pronti a partire” alla volta dell’Italia. La politica dei “porti chiusi” voluta da Matteo Salvini deve quindi essere messa in discussione, almeno per il MoVimento 5 Stelle.

Luigi Di Maio ha già chiarito che tale misura “è solo occasionale” e che non può funzionare “di fronte a un intensificarsi della crisi”. “Bisogna prepararsi in modo più strutturato, a livello europeo, nel rispetto del diritto internazionale” chiarisce il leader pentastellato, esortando l’alleato di governo a trovare un accordo sui rimpatri con i Paesi del Gruppo di Visegrad.

“Dalla Libia non solo rifugiati”

Il ministro dell’Interno però tira dritto, chiarendo: “Siamo pronti a fronteggiare qualsiasi emergenza anche perché finora non ci sono state le centinaia di migliaia di sbarchi a cui gli italiani erano abituati negli anni passati. Ma i porti italiani restano chiusi. Chiunque parta dalla Libia non può essere ritenuto un rifugiato“.

Stavolta ci pensa direttamente Giuseppe Conte a replicare indirettamente a Matteo Salvini, puntualizzando: “La politica sull’immigrazione dell’Italia non si è mai ridotta a porti aperti sì o porti aperti no. Questa è una semplificazione bellissima per il grande pubblico, ma chi la segue può scoprire che la politica italiana sull’immigrazione è molto più complessa”.

Salvini sempre più isolato

A sganciarsi anche il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli, che a Radio Anch’io ammette: “Sicuramente solo chiudere i porti non basta più: devono essere aperti gli altri confini e la parola d’ordine è cooperazione. – aggiungendo – Se dovessero arrivare migliaia di richiedenti asilo non può bastare l’approccio porti chiusi, se cambia la situazione dobbiamo andare a bussare alla porta agli altri Paesi. L’Italia deve tornare al centro dell’attenzione e l’emergenza migranti deve essere il fulcro del dibattito europeo“.

Più duro e secco infine il commento del ministro della Difesa, Elisabetta Trenta (sempre in quota 5 Stelle), che chiarisce laconica: “Non ho tempo di vaneggiare come fa qualcun altro”. Lo scontro all’interno del governo sul tema immigrazione rimane quindi acceso.

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