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Scuole, le regioni chiedono al governo di tenerle chiuse fino al 7 gennaio

Durante il confronto tra governo e Regioni queste ultime hanno bocciato il piano dell'esecutivo di riaprire le scuole a dicembre.

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Nonostante il governo avesse proposto di riaprire le scuole già a dicembre, le regioni si sono unanimemente schierate per continuare la didattica a distanza fino a gennaio. Il Presidente della Liguria Giovanni Toti, in qualità di vicepresidente della Conferenza, ha spiegato che le amministrazioni hanno “ritenuto di suggerire al governo di procrastinare al 7 gennaio ogni riapertura della didattica in presenza“.

Scuole: confronto tra governo e regioni

Durante il confronto hanno preso parte i ministri degli affari regionali Francesco Boccia e della Salute Roberto Speranza, il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli e il presidente dell’Anci Antonio De Caro e i governatori di regione. Questi ultimi si sono schierati sulla linea della prudenza ritenendo più opportuno non riaprire le scuole fino al 7 gennaio.

Luca Zaia (Veneto) ha ritenuto rischioso aprire il 9 dicembre per poi chiudere subito dopo così come Nicola Zingaretti (Lazio) ha ripetuto di lasciare questa decisione ai virologi e non ai politici.

E così Giovanni Toti si è trovato a chiedere al governo di lasciare chiusi gli istituti scolastici anche per evitare che i nuovi contagiati si trovino in quarantena durante il periodo natalizio.

La decisione ha infatti anche lo scopo di salvare il Natale e far sì che tutte le regioni riescano a raggiungere la zona gialla. Secondo quanto appreso il governo accetterà la richiesta dei governatori anche se la risposta definitiva giungerà solo dopo la riunione, prevista per venerdì 27 novembre, con i capidelegazione.

Vertice in cui si discuterà anche di un nuovo Decreto Ristori che il Consiglio dei Ministro dovrebbe licenziare domenica.

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