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Pietro Paganini: “Sul Covid commessi diversi errori. Attenzione al Mes”

"In attesa del vaccino, non abbassiamo la guardia. No al Mes: l'ipotesi potrebbe essere una patrimoniale proporzionale", spiega Pietro Paganini.

Pietro Paganini coronavirus
Pietro Paganini coronavirus

Mentre le sorti del governo Conte sembrano incerte e si alza spesso malcontento tra i cittadini (soprattutto in vista dei divieti natalizi), è utile comprendere come l’emergenza sanitaria sia stata gestita dall’esecutivo italiano. Cos’è stato fatto e cosa si sarebbe dovuto fare? Siamo un modello nel mondo o solo un fallimento? Siamo davvero pronti a far fronte all’emergenza sanitaria? Numeri snocciolati alla rinfusa, anticipazioni che cambiano in corso d’opera, rivelazioni smentite all’ultimo minuto.

Una retorica politica avvilente, confusionaria, spesso lontana dalla realtà. Una comunicazione che non fa chiarezza, ma alimenta la confusione. Poca lucidità nelle parole, troppa angoscia tra le persone. Panico, incomprensione e incertezza costituiscono la giusta chiave interpretativa per decifrare lo stato d’animo attualmente più diffuso. Freddezza e fermezza, invece, sarebbero forse gli ingredienti giusti per delineare lo scenario del momento. Invece, tra metafore continue e spiegazioni mancanti, tutto appare annebbiato, incomprensibile, spaventoso.

Nell’intervista esclusiva, Pietro Paganini, liberale convinto, ha delineato un quadro del panorama nostrano, commentato la gestione dell’emergenza coronavirus e approfondito temi che rivestono assoluta centralità nel dibattito politico odierno.

Pietro Paganini sull’emergenza coronavirus

Paganini è professore aggiunto in Business Administration presso la Fox School of Business della Temple University di Philadelphia, e la John Cabot University di Roma, dove insegna Management, International Business e Management dell’Innovazione. È fondatore e curiosity officer di Competere – Policies for Sustainable Development.

Si tratta di una piattaforma di professionisti che produce analisi e ricerche per innovare i processi produttivi e migliorare la qualità della vita e dell’ambiente in cui viviamo. È stato Direttore Generale della Fondazione Luigi Einaudi per Studi di Politica, Economia e Storia. Ma anche vicepresidente dei Giovani Liberali europei dell’ALDE, Segretario della Gioventù liberale italiana, membro della direzione nazionale della Federazione dei Liberali, e di Liberali italiani. È analista e commentatore per media internazionali e nazionali, autore di diversi saggi.

Ha fondato l’Istituto italiano per la privacy e la valorizzazione dei dati, di cui è Segretario Generale.

Liberale classico e montessoriano, Pietro Paganini ha descritto la situazione in cui versa il nostro Paese. “Siamo davanti a uno scenario totalmente nuovo. Non ci sono esperienze pregresse sulle quali basarsi. Purtroppo, non ci sono state neppure pianificazioni per far fronte a un’eventuale crisi o catastrofe (compresi terremoti e dissesti idrologici). Dovremmo imparare la lezione. Il Governo ha commesso una serie di errori, che abbiamo scoperto solo successivamente”. Quindi ha sottolineato l’importanza di “non abbassare la guardia”.

“Abbiamo capito che in attesa di un vaccino”, che dovrebbe presto essere autorizzato anche in Ue, “l’unico modo per sconfiggere il virus è la consapevolezza: distanziamento sociale, mascherina e igiene personale devono restare regole fondamentali per noi. Dallo scoppio della pandemia sono state scoperte una serie di terapie che, fortunatamente, permettono di curare molti più pazienti infetti rispetto a quelli che si curavano la scorsa primavera. Dobbiamo imparare a convivere con il Covid-19, sviluppando gli anticorpi necessari”.

Cosa fare a Natale?

“Se a marzo aveva senso un terrore generale dinanzi a un virus ancora ignoto, e corretto anche un blocco totale, nei mesi successivi era evidente che sarebbe stato più opportuno introdurre lockdown mirati, per aiutare principalmente le aree più colpite. Le chiusure locali e regionali sono state adottate a ottobre: per me troppo tardi, abbiamo pagato le conseguenze dell’estate, quando in molti hanno vissuto come se il virus non ci fosse. Siamo in una situazione di guerra: dobbiamo rinunciare al benessere ottenuto prima per tornare poi a godere del nostro consueto stile di vita. Capisco che la gente abbia voglia di andare a sciare e desideri trascorrere il Natale con i propri cari, ma se adesso si esagera avremo poi gravi ricadute economiche e sanitarie. Come è successo a ottobre, dopo il “via libera” dell’estate”, ha aggiunto Pietro Paganini parlando dell’andamento del coronavirus.

Serve anche il buon senso della gente: “Dopo 9 mesi di virus dovremmo avere capito come funziona il nemico invisibile che ha stravolto il concetto tradizionale di guerra, rendendola silenziosa ma continuando a fare vittime. Serve un comportamento responsabile da parte di tutti. Una pecca di questo Governo (e della burocrazia che lo caratterizza) è quello di non aver responsabilizzato i cittadini, commenta Paganini, il quale ha aggiunto: “In modo paternalistico è stato detto agli italiani cosa fare e cosa no. Le regole servono, ma devono essere spiegate. Si è preferito chiedere alla star di turno di inviare messaggi in cui si invitano i fan a restare a casa. Sarebbe stato più adatto trovare un modo semplice ed efficace per spiegare come funziona e come si trasmette il Covid-19. Se lo avessero fatto, a mio avviso avremmo ridotto l’impatto”. Così Pietro Paganini commenta la gestione dell’emergenza coronavirus in Italia.

La comunicazione del Governo Conte

Il cittadino sotto paura ha ubbidito, in alcuni casi per merito delle parole dei personaggi famosi, in altri attraverso le minacce poliziesche. Ma non è stato responsabilizzato, perché non gli è mai stato spiegato il virus e come cercare di evitare il contagio”, ha ribadito.

Poi la critica alla comunicazione portata avanti dall’esecutivo, “fatta in modo errato”, con “documenti che girano prima del tempo, Regioni che agiscono in modo scomposto pensando di essere piccoli dittatori locali. Ma anche cittadini che leggono a pezzi le notizie sul loro futuro. Spesso è successo che i Dpcm venissero anticipati da dichiarazioni che, all’ultimo, sono state completamente cambiate, solitamente sulla base del sentire popolare. Una simile situazione genera fastidio e incertezza. Essa è stata alimentata anche dai media: il dibattito è utile se ben condotto. Sarebbe stato meglio avere meno scienziati in cerca di visibilità e più scienziati impegnati in prima linea contro il Covid. Invece, sono diventati delle prime donne“.

“Paternalismo e anticipazioni dei Dpcm (forse per sondare il sentimento e la volontà popolare) hanno reso pessima la comunicazione verso l’esterno da parte del Governo”, ha concluso l’economista.

L’Italia è davvero un modello?

Molti politici negli scorsi mesi hanno fatto un plauso all’Italia per la gestione dell’emergenza sanitaria, parlando persino di “modello italiano”. Ma è proprio vero? “Pur con gli errori, i contagi e l’alto numero di vittime, l’Italia è uno dei paesi che meglio è riuscito ad affrontare l’emergenza sanitaria. Inizialmente eravamo derisi quasi come “piagnoni vittime del virus”, poi abbiamo visto che tutti gli altri Paesi hanno mal gestito la pandemia. Il modello svedese ne è un esempio. Anche se fare una comparazione è difficile: ogni nazione ha stanziamenti diversi, culture differenti e talvolta è diverso anche il valore dato alla morte”.

Poi ha tenuto a sottolineare: “Se dal punto di vista sanitario abbiamo fatto meglio di molti altri stati, dal punto di vista economico l’Italia ha pagato le più gravi conseguenze. La pandemia ha accelerato e portato in evidenza mancanze e problemi che già caratterizzavano il settore economico italiano, antecedenti e indipendenti dall’emergenza coronavirus. Il lockdown della scorsa primavera e i mini-lockdown attuali hanno messo sotto terra un Paese che stava subendo le trasformazioni della globalizzazione. Inghilterra, Germania, in parte la Francia sono riusciti a campare. Ma l’Italia aveva crescita zero già prima della pandemia. Quindi è difficile pensare che un elefante stanco e vecchio riesca a reagire in modo propositivo a una crisi economica tanto significativa”.

I dubbi sul Mes

Pietro Paganini non ha commentato esclusivamente la gestione dell’emergenza coronavirus, sia dal punto di vista sanitario sia da quello economico. Nell’intervista, infatti, ha discusso anche sulla questione Mes, tanto sentita e chiacchierata in Italia. Un tema estremamente dibattuto tra Governo e opposizione, motivo di divisione tra i vari esponenti politici.

Paganini sul Mes ha dichiarato: Sono sempre stato contrario al Mes per una questione non ideologica, ma pratica: come punto di partenza, si tratta di una banca di diritto lussemburghese, che risponde al diritto internazionale e non europeo. Semmai a un legame con la Bce e la Commissione europea, ma non al Parlamento europeo, e quindi ai cittadini. Se si volevano necessariamente le risorse del Mes, perché si riteneva che avesse un tasso di interesse basso (considerazione discutibile, a mio avviso), si sarebbe potuto richiedere andando a fare una riforma. Ma la riforma non mi convince: è estremamente difficile. Temo che anche Gualtieri avesse problemi a spiegarla perché si entra in un terreno tecnico. Oggi è difficile accettare il Mes, in quanto è un organismo esterno all’Ue. Poi ha precisato: “Se si modificasse tale aspetto, il Mes sarebbe accettabile”.

Le alternative

C’è anche una questione politica: “È inspiegabile che di fronte al Recovery Fund e altri strumenti europei, alcuni partiti politici – tra cui il Pd – continuino imperterriti a volere il Mes. Tuttavia, non spiegano mai come le risorse saranno utilizzate. Usano l’espressione più generica di “sanità”. In un Paese in cui la sanità è crollata durante la pandemia e sento che sono previsti diversi miliardi indirizzati alla sanità e la politica li vuole, maturo qualche dubbio sul modo in cui quei soldi verranno spesi”.

Le parole di Pietro Paganini risuonano più attuali che mai, soprattutto in tempi duri nel pieno della seconda ondata di coronavirus. Quindi ha commentato: “Sarebbe opportuno che il Pd, che vuole il Mes, spieghi ai cittadini che si tratta di un organismo che non risponde al Parlamento europeo e a chi verrebbero indirizzati quei fondi. In assenza di tale spiegazione, viene il sospetto che tali soldi arrivino solo ad alcuni (non i cittadini). Questa ossessione fa porre un po’ di domande: bisogna considerare che quei soldi vanno poi restituiti. E saranno le nuove generazioni a pagare il prezzo più caro. Gli italiani hanno il diritto di sapere come verrebbero usati quei fondi.

La patrimoniale può essere la soluzione?

Molto dibattuta, in politica come dall’opinione pubblica, è la questione “patrimoniale”. A tal proposito, Paganini commenta: “In chiave Pd e grillina, quale strumento per diminuire le disuguaglianze, dai chiari toni marxisti, è una soluzione irrealizzabile. Impensabile la patrimoniale a bilancio. Deve avere un carattere di eccezionalità. La patrimoniale, come strumento per sanare la crescita esponenziale del debito pubblico, per me ha senso se e solo se ha carattere di eccezionalità e di proporzionalità (cioè riguarda in modo proporzionale tutti i cittadini e non solo i cittadini ricchi)”.

“Non sono a favore del rialzo delle tasse, ma voglio che le tasse siano pagate equamente”, ha aggiunto, criticando i privilegi fiscali imperanti. “Sono contrario a mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Ma se il Paese non investe e hai un debito così alto, serve fare qualcosa. La patrimoniale può avere senso se fatta non ideologicamente (cioè non coinvolgendo solo i ricchi), ma come sforzo collettivo per le future generazioni. Serve uno strumento per ridurre il debito pubblico: tra tutti i provvedimenti possibili, la patrimoniale proporzionale è un prelievo eccezionale (di uno o due anni) per diminuire il debito”.

Quindi ha aggiunto: “Mettere le mani in tasca ai cittadini può apparire sempre come un furto, ma bisogna ridurre il debito. Qualcuno lo deve pagare. Gettarlo interamente sulle nuove generazioni lo renderebbe ancora più pesante e difficile da sanare”.

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