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La beffa del governo: gli sgravi per il Sud sono un affare per le aziende del Nord

“Una beffa - osserva a Notizie.it il deputato di Forza Italia, Sestino Giacomoni - Le aziende del Sud non ne avranno diritto se l’Apl ha la sede centrale al Nord".

sgravi per il sud e vantaggi alle aziende del nord

Le buone intenzioni non mancano di certo. Il problema è che nell’atto dell’applicazione c’è il sapore della beffa. A danno del Mezzogiorno e a favore delle realtà produttive del Centro-Nord. La decontribuzione Sud, misura fortemente voluta dal ministro del Sud, Giuseppe Provenzano, rischia di diventare già monca per la circolare dell’Inps che nei fatti depotenzia il provvedimento.

Lasciando migliaia di aziende appese. Ma cos’è, nello specifico, questo intervento?

Si tratta di uno sgravio sui contributi del 30% per garantire la stabilità dell’occupazione al Sud, stimolando la crescita di posti di lavoro grazie al beneficio fiscale. Il beneficio, tuttavia, può essere cumulato ad altri esoneri o alla riduzione delle aliquote di altri provvedimenti. Su tutti ad esempio, l’incentivo all’assunzione degli over 50 disoccupati da almeno 12 mesi o gli stimoli per assumere i giovani.

Come è evidente fin dal nome del testo, c’è una precisa delimitazione geografica: le regioni interessate sono Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia. Tutto apprezzabile, dunque. Ma un cavillo fa cadere il castello di carte, costruito sotto l’etichetta della fiscalità di vantaggio. La questione riguarda il lavoro in somministrazione, quello che prevede il coinvolgimento delle agenzie per il lavoro in sede di assunzione. E in ballo c’è qualsiasi tipologia di contratto, sia a tempo determinato che indeterminato.

Si parla, insomma, di migliaia di casi, non proprio una roba per pochi intimi.

Il nodo è stato creato a inizio gennaio, con un documento di chiarimento pubblicato dall’Inps sul tema del lavoro in somministrazione.“L’esonero spetta ai datori privati la cui sede di lavoro (anche sede secondaria o unità operativa) sia ubicata in una delle regioni cosiddette svantaggiate”, si legge nella nota dell’Istituto di previdenza. Quindi, aggiunge l’Inps, “il beneficio non è riconoscibile quando il lavoratore in somministrazione, pur svolgendo la propria attività in unità operative dell’azienda ubicate in quelle aree, sia formalmente incardinato presso un’agenzia di somministrazione situata in una regione diversa da quelle dove si può usufruire dello sgravio”.

Cosa si nasconde dietro il linguaggio burocratico? “Una beffa”, osserva il deputato di Forza Italia, Sestino Giacomoni, che ha depositato un’interrogazione a Montecitorio per chiedere una correzione. “Sul piano territoriale sarà il Centro-Nord a beneficiare maggiormente degli sgravi”, spiega il parlamentare a Notizie.it. “Questo perché – sottolinea – per le aziende che assumono attraverso le Agenzie per il lavoro (Apl, ndr) la possibilità di accedere alla decontribuzione non dipende dalla sede del lavoro, ma da quella dell’Agenzia stessa”. Un cortocircuito. In sintesi, conclude Giacomoni: “Le aziende del Sud non ne avranno diritto se l’Apl ha la sede centrale al Nord. E questo avviene nel 75% dei casi. Viceversa un’impresa del Nord potrà accedere agli sgravi fiscali se si avvale di un’Apl che abbia sede al Sud, ed è stata la stessa Inps a svelarlo con la circolare di chiarimento sul provvedimento previsto dal decreto agosto”.

E dire che il provvedimento è stato progettato con tutta la buona volontà. Dopo la fase sperimentale tra l’ottobre e il dicembre dello scorso anno, la Legge di Bilancio ha introdotto un corposo sostegno al progetto. La fiscalità di vantaggio, infatti, è stata annunciata, nel corso di un intervento alla Camera dei deputati, dal ministro Provenzano come “una misura che si applica a circa 500 mila imprese nel Mezzogiorno e a 3 milioni di lavoratori dipendenti, che è stata definita di portata storica, ma quei dati sul mercato del lavoro che lei citava vanno affrontati, questo vorrei dirlo ed è la priorità del Governo, con un’azione di rilancio degli investimenti pubblici e privati”.

Per Provenzano la “fiscalità di vantaggio è una misura che in questa fase straordinaria servirà ad accompagnare quest’azione di rilancio degli investimenti per potenziarne l’impatto sull’occupazione. E, soprattutto, per evitare nella fase di crisi la voragine occupazionale che si può determinare anche in termini di mancati rinnovi dei contratti a tempo determinato e, soprattutto, evitare il rischio di una ripresa senza occupazione nella ripartenza”.

Nel dettaglio la decontribuzione prevede l’esonero dal versamento dei contributi pari al 30% della contribuzione previdenziale che spetta ai datori di lavoro privati. Per questa maxi operazione serviranno 40 miliardi di euro, perché il beneficio sarà in vigore per l’intero decennio. In particolare è previsto l’esonero del 30% fino al 2025, dopodiché si andrà a scalare al 20% per il biennio 2026-2027 e al 10% del 2028-2029.

“Gli oneri finanziari progressivamente si ridurranno: per i primi tre anni verranno coperti da fondi del bilancio pubblico e da una parte consistente di React-EU in seguito a un accordo con la Commissione, è uno strumento all’interno di Next Generation”, ha sottolineato il ministro Provenzano. Un ragionamento pregevole, di ampio respiro, che non ha fatto i conti con l’applicazione. Tra le tante cose, rileva l’interrogazione di Giacomoni, “si sta configurando il paradosso per il quale presso la medesima azienda utilizzatrice potranno coesistere lavoratori somministrati da diverse Agenzie per il lavoro, alcune delle quali ammesse a beneficiare dello sgravio ed altre no”. Un’operazione che, sommata alle altre problematiche, “sta svuotando il significato della legge”.

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