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Proroga delle sanzioni Ue: Francia e Slovacchia bloccano l'accordo su Usmanov

Proroga delle sanzioni Ue: Francia e Slovacchia bloccano l'accordo su Usmanov

La scadenza delle misure Ue contro la Russia è stata spostata di una settimana dopo che Francia e Slovacchia hanno chiesto la cancellazione di Alisher Usmanov dalla lista. Il rinnovo interessa quasi 3.000 nomi e scade se non si trova intesa entro il 22 September.

La decisione degli ambasciatori dell’UE di posticipare il voto sul rinnovo delle sanzioni contro la Russia ha messo in luce fratture diplomatiche che vanno oltre il semplice disaccordo politico. In assenza di un’intesa, l’estensione concessa è di una settimana spostando la scadenza al 22 September. Sul tavolo c’è la sorte di quasi 3,000 individui e entità inseriti nella lista di misure restrittive adottate dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina.

La richiesta di Francia e Slovakia sulla posizione di Alisher Usmanov

Due capitali hanno avuto un ruolo centrale nel blocco delle trattative: Slovakia da tempo contraria al rinnovo senza modifiche, e France che ha sollevato una richiesta a sorpresa. Entrambe hanno chiesto la cancellazione del nome di Alisher Usmanov dalla lista delle persone sanzionate, una mossa che ha complicato la possibilità di trovare un consenso fra gli Stati membri.

Usmanov era stato inserito nella lista nell’immediato seguito dell’invasione ritenendo che avesse legami stretti con il presidente Vladimir Putin e interessi in settori chiave dell’economia russa; lui stesso nega le accuse e chiede la rimozione.

La proposta francese, motivata — secondo alcuni funzionari — anche da questioni di sicurezza nazionale e da considerazioni legate a cittadini francesi detenuti all’estero, è stata vista come un tentativo di scambio politico che ha sorpreso molti diplomatici coinvolti nelle negoziazioni.

Un funzionario ha commentato che “France isn’t for budging, but it would send the absolute wrong message at the wrong time.

Reazioni interne ed esterne alla proposta

Altri governi hanno espresso scetticismo: la maggioranza degli Stati membri ritiene inopportuno eliminare nominativi dalla lista mentre la guerra in Ucraina prosegue e permangono preoccupazioni riguardo a possibili attacchi ibridi sul territorio europeo. La posizione francese è stata percepita da alcune delegazioni come un gesto che equivale a un veto informale, paragonato a tattiche di blocco già osservate in altre capitali.

Le conseguenze pratiche dell’impasse e la voce di Kiev

La proroga fino al 22 September lascia poco margine di manovra: se entro quella data non si troverà un accordo, le misure scadranno e i nominativi attualmente soggetti alle sanzioni saranno automaticamente cancellati dalla lista. Questo scenario ha aumentato l’urgenza dei colloqui, perché rappresenterebbe un cambiamento significativo nell’approccio europeo alle misure restrittive legate all’invasione dell’Ucraina.

Il presidente Volodymyr Zelenskyy ha reagito duramente alla situazione, criticando l’idea di alleggerire le misure e mettendo in guardia contro qualsiasi gesto che possa essere interpretato come un “regalo” a Mosca. Nelle sue parole: “This is definitely not the time to lift sanctions, to rescue Russian oligarchs from them, and definitely not the time for Europe to give Russia gifts.” Zelenskyy ha citato i nomi di Usmanov e di altri imprenditori come elementi che non hanno ancora preso posizioni chiare contro la guerra e che quindi non dovrebbero vedere attenuate le sanzioni.

Implicazioni per la politica europea

L’impasse riflette la tensione tra interessi nazionali e obiettivi collettivi: da un lato la necessità di mantenere una linea coerente di pressione su Mosca, dall’altro la gestione di problemi bilaterali e di sicurezza che alcuni Stati considerano urgenti. Il risultato è una dinamica negoziale che richiede compromessi difficili in un contesto già segnato da divisioni su altri dossier geopolitici.

Nel frattempo, la vicenda ha attirato attenzione su come le sanzioni europee vengano utilizzate non solo come strumento di politica estera ma anche come leva negoziale in contesti più ampi. L’esito della settimana aggiuntiva di trattative rimane incerto: come ha osservato un diplomatico, “I’m not sure what will change in a week.” Se il blocco non riuscirà a trovare un terreno comune, le conseguenze sulla credibilità e sull’efficacia della politica delle sanzioni potrebbero essere di lunga durata.

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