Migliaia di persone hanno partecipato a Belgrado ai funerali di Ratko Mladić, l’ex comandante serbo-bosniaco condannato per il genocidio di Srebrenica. La cerimonia, accompagnata da onori militari e dalla presenza di esponenti del governo serbo, ha riacceso le polemiche sulla glorificazione dei criminali di guerra e le divisioni ancora profonde in Bosnia-Erzegovina.
Migliaia di persone a Belgrado per i funerali di Mladić
Migliaia di persone si sono radunate davanti alla chiesa di San Luca, a Belgrado, per i funerali di Ratko Mladić, morto mentre scontava l’ergastolo all’Aia. Fin dalle 7 del mattino, sostenitori di ogni età ed ex combattenti, molti vestiti di nero, hanno atteso per rendere omaggio all’ex comandante serbo-bosniaco.
Secondo la polizia citata dai media filogovernativi, i presenti erano almeno 8.000. Durante le cinque ore di camera ardente, alcuni hanno baciato la bara chiusa, mentre i sacerdoti ortodossi recitavano preghiere. Nelle vicinanze, tra bandiere serbe ed effigi di Mladić, è stato esposto uno striscione che lo celebrava come un eroe. “Sono qui per dare l’ultimo saluto al generale, un eroe nazionale“, ha dichiarato all’Afp la pensionata Radojka Visic, arrivata dalla Republika Srpska.
Funerali di Mladić con onori militari, presenti ministri e autorità serbe
La cerimonia religiosa è stata officiata dal patriarca Porfirije, nonostante gli avvertimenti dell’Unione europea contro la glorificazione di un criminale di guerra condannato. Tra i presenti figuravano i ministri serbi Nenad Vujić, Nikola Selaković e Darko Glišić, oltre a rappresentanti della Republika Srpska, tra cui Milorad Dodik. Assente il presidente Aleksandar Vučić, ufficialmente impegnato nella visita di Stato del presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev. La presenza delle istituzioni è stata comunque assicurata da un picchetto d’onore. Dopo la funzione, il feretro, coperto dalle bandiere serba e della Republika Srpska, è stato accompagnato al cimitero di Topčider da militari, sacerdoti e familiari. Il figlio Darko ha pronunciato un discorso interrotto più volte dalla commozione, mentre la cerimonia si è conclusa con tre colpi sparati in aria dal picchetto militare.
Il genocidio di Srebrenica e le polemiche sugli omaggi pubblici per Mladić
Mladić, soprannominato “Macellaio della Bosnia”, era stato condannato per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità, anche per il massacro di Srebrenica del 1995, nel quale furono uccisi circa 8.000 bosniaci musulmani, soprattutto uomini e ragazzi. La sua morte ha riacceso le divisioni in Bosnia-Erzegovina: nella Republika Srpska si sono svolte commemorazioni, mentre nel resto del Paese sono arrivate condanne e richieste di punire chi esalta i criminali di guerra o nega il genocidio. Secondo le informazioni riportate, in sette giorni sono state presentate 76.000 denunce e avviati oltre 930 procedimenti penali, anche nei confronti di esponenti politici della Republika Srpska.
Le polemiche hanno coinvolto anche il calcio, con omaggi durante alcune partite e una sanzione al Borac di Banja Luka. Sul piano internazionale, un gruppo bipartisan di parlamentari statunitensi ha invitato Serbia e Republika Srpska a evitare celebrazioni ufficiali, definendo Mladić “un criminale di guerra e l’architetto del genocidio di Srebrenica”. Restano inoltre le accuse dell’ex medico personale Ognjen Gudelj, secondo cui l’ex generale avrebbe ricevuto cure “negligenti” all’Aia: si tratta di affermazioni del medico, non di responsabilità accertate.
