Il dibattito sull’uso dell’intelligenza artificiale e del riconoscimento facciale da parte delle forze di polizia ha raggiunto un punto cruciale in Parlamento. Il governo ha deciso di accelerare l’iter del decreto legislativo che adegua la normativa nazionale al Regolamento (UE) 2026/1689 noto come AI Act. Questo provvedimento, già approvato dalla Commissione Politiche Ue del Senato, è ora all’esame delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia di Camera e Senato.
Approvazione in Senato e reazioni delle opposizioni
La Commissione Politiche Ue del Senato, presieduta da Giulio Terzi di Sant’Agata di Fratelli d’Italia, ha espresso parere favorevole allo schema di decreto legislativo. Secondo Terzi, il provvedimento è coerente con il regolamento europeo e con la legge n. 132 del 2026, che ha conferito la delega al governo.
Il decreto prevede l’uso del riconoscimento facciale in tempo reale solo in casi estremi, come il terrorismo o la ricerca di persone scomparse, con l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria.
Tuttavia, le opposizioni hanno espresso forti critiche. Il senatore del Partito Democratico Filippo Sensi ha parlato di un “altro mattoncino per lo Stato di Polizia che verrà”, mentre Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd, ha sottolineato la necessità di garanzie rigorose per evitare abusi.
Anche il senatore M5S Pietro Lorefice ha abbandonato i lavori della Commissione, denunciando una “forzatura gravissima” della maggioranza.
Le preoccupazioni del Garante della Privacy
Il Garante per la Privacy ha sollevato preoccupazioni riguardo al trattamento automatizzato e generalizzato dei dati biometrici. Secondo l’autorità, il decreto potrebbe non essere coerente con l’AI Act, che consente il riconoscimento facciale solo per ricerche mirate e non per raccolte massive e preventive. Il Garante ha chiesto modifiche per evitare l’uso di banche dati ottenute mediante tecniche di scraping indiscriminato.
Il decreto prevede che i dati biometrici raccolti in luoghi sensibili, come piazze, stadi o cortei, possano restare in memoria per sette giorni. Se nel frattempo viene commesso un reato, i dati diventano materiale d’indagine; altrimenti, vengono cancellati. Questa disposizione ha sollevato timori di una possibile “sorveglianza generalizzata”, paragonata al modello del “Grande Fratello”.
Il percorso del decreto e le prossime tappe
Dopo l’approvazione in Senato, il decreto è ora all’esame delle commissioni Affari europei della Camera e Affari costituzionali e Giustizia di Camera e Senato per i rispettivi pareri. Prima dell’adozione definitiva, il testo tornerà in Consiglio dei ministri. Le polemiche e le critiche delle opposizioni accompagneranno inevitabilmente il decreto fino alla fine del suo iter legislativo.
