> > Risarcimento a Sea‑Watch, Palermo ordina 76mila euro e scatena la reazione ...

Risarcimento a Sea‑Watch, Palermo ordina 76mila euro e scatena la reazione di Meloni

risarcimento a seawatch palermo ordina 76mila euro e scatena la reazione di meloni 1771462897

Il provvedimento del 18/02/2026 riconosce a Sea‑Watch danni per il blocco amministrativo della Sea Watch 3 nel 2019 e provoca dure reazioni politiche guidate dalla premier Giorgia Meloni

FLASH – Il Tribunale di Palermo ha stabilito che lo Stato italiano deve versare 76mila euro alla ONG Sea‑Watch per il fermo amministrativo della nave Sea Watch 3 avvenuto. La decisione riguarda il periodo in cui l’imbarcazione fu trattenuta dopo gli eventi che precedettero lo sbarco forzato a Lampedusa.

I fatti

Il tribunale ha esaminato le spese documentate dall’associazione e le voci legali presentate.

La somma riconosciuta copre i costi riferiti al periodo di trattenuta della nave.

Le ragioni della sentenza

La pronuncia si fonda sulla valutazione delle spese comprovate e sulla normativa che disciplina il fermo amministrativo. Il giudice ha ritenuto risarcibile il danno economico subito dall’ONG.

Il quadro della vicenda e le motivazioni della sentenza

Il Tribunale ha riconosciuto che il fermo della nave, avvenuto tra il 12 luglio e il 19 dicembre a seguito dello sbarco forzato di 42 migranti in area SAR libica, ha causato un danno patrimoniale risarcibile. La decisione risponde alle doglianze presentate da Sea‑Watch nel procedimento civile promosso per ottenere ristoro delle perdite economiche.

Nel motivare la sentenza il giudice ha valutato il materiale probatorio e il contraddittorio tra le parti, ritenendo provati i pregiudizi economici. Il tribunale ha quantificato il risarcimento in oltre 76mila euro, somma destinata a coprire i danni documentati subiti dall’ONG.

Come si è arrivati alla quantificazione

La somma riconosciuta integra le voci di danno prodotte dall’ONG. In particolare sono state valutate le spese operative dichiarate e i costi legali sostenuti nelle fasi amministrative e giudiziarie.

Il tribunale ha applicato il principio per cui il mancato rilascio tempestivo della nave, nonostante la cessazione del periodo di fermo previsto dalla normativa, ha determinato un danno economico concreto.

La quantificazione si basa sulle prove contabili e sulle deduzioni presentate dalle parti. Il presidente del tribunale ha precisato che la misura deriva dall’attività di una magistrata competente, che ha valutato i documenti agli atti.

La sentenza resta impugnabile secondo i termini di legge. Rimane aperto il percorso procedurale per eventuali opposizioni delle parti.

La reazione del governo e le accuse alla magistratura

Rimane aperto il percorso procedurale per eventuali opposizioni delle parti. La replica dell’esecutivo è stata immediata e dura.

In un video diffuso sui canali social la presidente del Consiglio, Giorgia meloni, ha definito la decisione «vergognosa». Ha collegato la pronuncia a sentenze giudiziarie recenti che, secondo Palazzo Chigi, sarebbero in contrasto con le scelte politiche in materia di immigrazione.

Meloni ha citato fatti risalenti, tra cui lo speronamento di una motovedetta della Guardia di Finanza. Ha inoltre criticato l’assoluzione penale che aveva interessato la comandante Rackete, sostenendo che tali decisioni avrebbero indebolito le politiche di controllo dei flussi.

Il governo ha chiesto chiarimenti formali e annunciato che valuterà azioni istituzionali nel quadro dei prossimi passaggi procedurali. Fonti di Palazzo Chigi hanno insistito sulla necessità di un coordinamento più stretto tra politica e apparato giudiziario per garantire certezza delle regole.

Questioni di ruolo e politica

In continuità con le dichiarazioni di Palazzo Chigi, il governo ha posto al centro il ruolo della magistratura rispetto alle scelte politiche in materia di sicurezza e controllo dei confini. La premier ha messo in dubbio la legittimità di decisioni giudiziarie che, a suo avviso, possano ostacolare misure di contrasto all’immigrazione illegale di massa, sostenendo che il compito dei giudici sia applicare la legge e non «premiare chi si vanta di non rispettarla».

Da fonti governative si è ribadita la necessità di un coordinamento più stretto tra esecutivo e apparato giudiziario per garantire certezza delle regole. I rappresentanti politici hanno inoltre confermato la volontà di mantenere una linea ferma sulla sicurezza dei confini e sul rispetto delle norme, definendo la questione come priorità dell’agenda istituzionale.

Le voci politiche e le implicazioni pubbliche

FLASH – Nelle ultime ore la pronuncia ha suscitato reazioni opposte tra le forze politiche. Esponenti di centrodestra, allineati al giudizio del governo, hanno definito il risarcimento un «paradosso inaccettabile» e un incentivo a comportamenti contrari alle scelte delle autorità nazionali in materia di immigrazione. Critiche analoghe sono arrivate anche da figure che in passato hanno sostenuto politiche di chiusura dei porti. Sul fronte opposto, Sea‑Watch ha salutato la decisione come una vittoria di principio, sostenendo che il diritto ha confermato la legittimità di pratiche di disobbedienza civile attuate per salvare vite in mare.

La dimensione pubblica e il dibattito sull’uso dei fondi

La sentenza, definita da alcuni una vittoria di principio, ha riacceso il dibattito pubblico sul costo a carico della collettività. Il rimborso dovrà essere erogato dalle strutture statali coinvolte, suscitando polemiche sull’impiego di risorse pubbliche. Parallelamente, il caso alimenta il confronto sulla responsabilità delle ONG nelle operazioni di soccorso in mare e sul bilanciamento tra obblighi umanitari e norme di ordine pubblico.

La sentenza emessa il 18/02/2026 resta un punto di tensione tra potere esecutivo e magistratura. Sono possibili impugnazioni sul piano legale e ripercussioni politiche nel dibattito sulle politiche migratorie e sulla gestione dei confini. Nel breve periodo sono attesi sviluppi procedurali e nuovi pronunciamenti che chiariranno gli obblighi finanziari delle amministrazioni coinvolte.