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Vaccino covid,le differenze tra quello Pfizer e di Moderna

Le differenze tra il vaccino Pfizer e quello di Moderna, il nuovo arsenale contro il covid.

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Come è noto, la lotta al coronavirus ha da qualche giorno un arma in più nel suo arsenale grazie all’approvazione dell’Ema prima e e dell’Aifa poi, del vaccino di Moderna. Il nuovo siero va ad aggiungersi a quello di Pfizer BioNTech che dallo scorso 27 dicembre aveva permesso l’avvio delle somministrazioni nei paesi dell’Unione Europea.

Malgrado i due farmaci servano allo stesso scopo, presentano delle differenza tra di loro. La prima, stando a quanto riferito nella nota diffusa da Moderna stessa, riguarda l’età minima per la somministrazione che è pari a 18 anni di età (in quello Pfizer è 16). Diversi però anche i punti in comune come ad esempio la necessità per entrambi i sieri di una seconda dose, dopo 28 giorni per Moderna 21 nell’altro caso.

Moderna afferma inoltre che l’immunità verrà raggiunta dopo 2 settimane dalle somministrazione anziché una come nel caso di Pzifer.

Vaccino, le differenze tra Pfizer e Moderna

Differenze sostanziali si ravvedono anche per quanto riguarda la conservazione. Quello di Pfizer richiede temperature introno ai – 80%, quello Moderna “viene conservato a temperature comprese tra i -15 e -25 gradi, ma è stabile tra +2 e +8 gradi per 30 giorni se in confezione integra; il flaconcino multidose contiene 6,3 ml e non richiede diluizione, ed è quindi già pronto all’uso”.

Giorgio Palù, presidente dell’Aifa, ha sottolineano l’efficacia del nuovo farmaco anti covid e sottolineando che “la scienza ci ha fornito in pochissimo tempo un’altra arma potentissima ed efficace che sicuramente potrà incidere da subito sulla salute dei soggetti più a rischio, ma anche limitare la circolazione del virus se, come è auspicabile e come sta in affetti accadendo, l’adesione alla campagna vaccinale sarà convinta e sostenuta”.

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