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Coronavirus, Abrignani: “Vaccino? Almeno tra 2 – 3 anni”

L'immunologo Sergio Abrignani dice la sua sul vaccino del coronavirus: "Necessari 2-3 anni".

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Sergio Abrignani, immunologo ordinario di Patologia generale all’Università Statale di Milano e direttore dell’Istituto nazionale di genetica molecolare “Romeo ed Enrica Invernizzi”, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera ha detto la sua in merito al vaccino sul coronavirus riportando, purtroppo, notizie non troppo positive.

“Per avere un vaccino efficace serviranno 2-3 anni”, ha detto l’immunologo che poi ha aggiunto – “Facciamo una premessa. Mettere a punto un nuovo vaccino richiede un percorso lungo e laborioso per garantirne sicurezza ed efficacia. La comunità scientifica mondiale sta facendo uno sforzo enorme per accelerare al massimo, ma parliamo comunque di anni, non di mesi. I gruppi di ricerca più avanzati sono ancora alla fase 1, che consiste nelle verifiche su sicurezza e capacità di indurre risposta immunitaria“.

Vaccino coronavirus, Abrignani: “Almeno 2 anni”

Il dottor Abrignani conosce bene l’iter dei vaccini avendo lavorato per anni come ricercatore in una multinazionale americana che li produce e sugli prossimi passi della ricerca ha detto: “Superati i primi step si passa alla fase 2, in cui vengono stabilite dosi e schedule di somministrazione, e infine alla fase 3, ovvero lo studio di efficacia su persone a rischio di infezione.

Si possono stringere i tempi, ma i passaggi sono obbligati. Tutti i vaccini che conosciamo hanno richiesto un minimo di 8 anni tra ideazione e immissione sul mercato. Nel caso di Sars-CoV-2 le prospettive sono di 2-3 anni, grazie a un impegno senza precedenti”.

Sugli sviluppi della ricerca al vaccino il professore ha poi spiegato tecnicamente i vari passaggi: “Il primo vaccino, già in fase 1 sull’uomo, è basato su acidi nucleici: si inietta Rna che entra nelle nostre cellule dove viene tradotto nella proteina spike, la chiave grazie alla quale il virus si propaga.

Questa proteina dovrebbe indurre una risposta immunitaria protettiva. È una scommessa, perché finora i vaccini composti da acidi nucleici si sono rivelati poco efficaci nell’uomo: si è iniziato con questo perché lo sviluppo è più semplice e veloce, ma si lavora anche al metodo classico, con proteine ricombinanti o virus inattivato”.

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