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Scontro Usa-Italia prima del vertice Nato: il post di Trump e la strategia di Roma

Scontro Usa-Italia prima del vertice Nato: il post di Trump e la strategia di Roma

Un post di Donald Trump su Truth rilancia lʼattrito con Giorgia Meloni mentre ad Ankara, il 7 e lʼ8 luglio, i 31 alleati devono confrontarsi sugli obiettivi di spesa per la difesa fino al 2035.

La tensione tra Roma e Washington è tornata in primo piano con un episodio che coincide con la vigilia del vertice Nato ad Ankara, in programma il 7 e lʼ8 luglio. Il 5 luglio Donald Trump ha pubblicato su Truth un post che ritrae la premier italiana di spalle in una foto al G7 di Evian accompagnata dalla scritta: «Serve un ordine restrittivo».

La mossa rilancia uno scontro personale che si aggiunge alle questioni strategiche che i 31 alleati devono affrontare.

Il post di Trump e le reazioni: un capitolo in più nelle tensioni transatlantiche

Il gesto del presidente Usa arriva subito dopo le celebrazioni del 4 luglio e ha riacceso polemiche già in atto tra i due Paesi.

In passato lo stesso Trump aveva accusato Giorgia Meloni di avergli «implorato» una foto al G7 di Evian; la premier aveva replicato con un video affermando «Io e l’Italia non imploriamo mai». Il post del 5 luglio non solo ripropone quella accusa, ma complica il clima diplomatico proprio quando i capi di governo si apprestano a discutere impegni concreti per la difesa collettiva.

Dal punto di vista politico, la vicenda ha potenziale di alimentare tensioni non solo bilaterali ma anche allʼinterno dellʼAlleanza. Nelle ore precedenti al vertice, leader e sherpa hanno lavorato per evitare che dissidi personali si traducano in fratture sulla linea strategica, ma resta la variabile imprevedibile rappresentata dalle iniziative pubbliche del presidente americano: «Quello che farà Trump lo vedremo…», era il commento diffuso tra alcuni ambienti diplomatici.

Difesa europea, numeri e impegni: cosa è sul tavolo ad Ankara

Sul piano sostanziale il vertice Nato dovrà consolidare il percorso già tracciato: lʼobiettivo concordato lʼanno precedente prevedeva di portare al 5% del Pil entro il 2035 la spesa complessiva per difesa e sicurezza, articolata come 3,5% per la difesa e 1,5% per aspetti di sicurezza più ampi. LʼItalia arriva al summit con una spesa salita al 2,8% del Pil un aumento rispetto al passato dovuto in buona parte alla componente “sicurezza” che include cybersecurity, protezione delle infrastrutture critiche e difesa delle catene di approvvigionamento.

Il ministro della Difesa ha ricordato che il vertice «è stato costruito per andare bene» e che gli impegni «saranno rispettati», sottolineando la volontà di presentare progressi concreti. Tuttavia, il tema resta sensibile in vista delle prossime tornate elettorali, e alcune misure finanziarie come il Safe sono state rinviate, mentre il dibattito su programmi di approvvigionamento militare per teatri esterni rimane acceso.

La pressione degli Stati Uniti e il ruolo dei leader europei

Negli ultimi giorni Trump ha rivolto critiche anche ad altri alleati: la Germania è stata definita «ridicolo» per il suo apporto, suscitando repliche e rassicurazioni del suo governo sulla rapida crescita degli stanziamenti. Il segretario generale della Nato e altri leader hanno invitato a tradurre gli aumenti di bilancio in «consegne», cioè in mezzi e forze pronte e operative, più che in semplici promesse.

Cooperazione Italia-Turchia e dossier regionali

La premier italiana ha cercato alleanze politiche e diplomatiche in vista di Ankara: un dialogo con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha ribadito lʼintenzione di rafforzare la cooperazione, in particolare nel settore dell’industria della difesa e sul dossier libico. Palazzo Chigi ha sottolineato che la conversazione mirava anche a coordinare posizioni sulla stabilizzazione della Libia, un tema su cui gli Stati Uniti avevano chiesto più coinvolgimento.

Il piano italiano, oltre allʼincremento percentuale della spesa, include una rilevante componente dedicata alla protezione civile e alla sicurezza energetica, strumenti che permettono al governo di contabilizzare voci prima escluse e rispettare impegni internazionali senza però imprimere un’accelerazione percepita come eccessiva verso il riarmo.

Il quadro più ampio: Ucraina e relazioni transatlantiche

Nel corso del vertice è previsto anche un incontro tra Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a sottolineare che, oltre alla spesa, la Nato dovrà confrontarsi con la dimensione operativa delle crisi. LʼItalia ha mantenuto posizioni prudenti su alcuni pacchetti di armamenti e supporto biennale, alimentando un dibattito interno sulla strategia di lungo periodo verso il conflitto.

Con lʼAlleanza che si avvia a un possibile «riposizionamento degli assetti», come lo definiscono fonti governative, resta centrale la ricerca di un equilibrio: un maggiore impegno europeo che però non escluda una presenza strategica degli Stati Uniti, considerata dagli alleati indispensabile per la stabilità complessiva.

Il vertice di Ankara rappresenta quindi sia un banco di prova per la tenuta politica dellʼAlleanza sia un palcoscenico in cui le tensioni personali, come il post di Trump contro Meloni, possono avere effetti concreti sulle trattative. Nei prossimi giorni resterà cruciale osservare se le schermaglie pubbliche si tradurranno in ripercussioni sulle decisioni collettive o resteranno episodi isolati nel contesto delle discussioni strategiche.

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