> > Scuola, Valditara smentisce le polemiche e denuncia gli striscioni politicizzati

Scuola, Valditara smentisce le polemiche e denuncia gli striscioni politicizzati

Scuola, Valditara smentisce le polemiche e denuncia gli striscioni politicizzati

Il ministro Valditara difende il nuovo dl scuola, accusa la sinistra di immaturità e commenta la vicenda degli striscioni a Genova e Roma.

Il 28 settembre, durante una visita alle scuole Faes di Milano, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha risposto alle numerose critiche contro il decreto scuola appena approvato. Ha dichiarato di non percepire alcun problema, evidenziando che l’interlocuzione con le parti coinvolte è stata “molto positiva” e che le modifiche apportate al testo sono state “oggettivamente molto marginali”.

Il ministro ha sottolineato che il provvedimento è stato concepito per favorire l’integrazione e contrastare la formazione di classi ghetto, evitando scenari simili a quelli dell’Alabama degli anni Cinquanta, dove esistevano scuole separate per bianchi e neri.

Le ragioni del ministro: integrazione e anti-ghetto

Valditara ha spiegato che il dl scuola è stato redatto con l’intento di garantire a tutti gli alunni le stesse opportunità, senza alcuna discriminazione di origine o di classe sociale.

Ha evidenziato che il testo si propone di eliminare i fenomeni di segregazione, promuovendo una cultura di coesione e valori repubblicani. In questa chiave, la normativa vuole impedire la creazione di ambienti “ghetto” e sostenere la coesistenza pacifica di studenti provenienti da contesti diversi, facendo ricorso a misure che definisce “oggettivamente progressiste”.

Striscioni, Digos e reazioni sindacali: la questione “Qui nessun* è straniero”

Nel frattempo, in una scuola elementare di Genova, il Daneo è comparso all’esterno un cartello con la scritta “Qui nessun* è straniero”. L’iniziativa, sostenuta da alcuni insegnanti e bambini, è stata rimossa da due agenti in borghese della Digos suscitando la protesta dei genitori. La Flc Cgil ha lanciato un appello affinché tutti gli istituti applichino visibili striscioni dedicati all’”Inclusione e al Diritto allo studio”. Anche la scuola multietnica Di Donato di Roma ha affisso lo stesso messaggio, chiedendo al Presidente della Repubblica di non firmare il decreto in arrivo al Quirinale.

Accuse di immaturità e politicizzazione dei bambini

Il ministro Valditara ha definito le critiche della sinistra una “grave immaturità politica”, denunciando l’uso di bambini come “strumenti” per scrivere slogan anti-governativi. Nel suo post, ha accusato politici, sindacalisti e giornalisti di aver scatenato una “ridda di insulti” anziché confrontarsi in maniera costruttiva. In risposta, la segretaria della Flc Cgil Gianna Fracassi e la parlamentare Irene Manzi (Pd) hanno ribadito che la scuola pubblica non si governa con post su Facebook, ma con investimenti, contratti dignitosi e ascolto diretto di chi la vive quotidianamente, invitando Valditara a “scendere dalla cattedra” e a rispondere concretamente alle richieste dei genitori.

Divieto di veli religiosi: motivazioni e posizione del governo

Parallelamente, il provvedimento prevede il divieto di entrare a scuola con indumenti che coprano il volto, come burka e niqab. Valditara ha spiegato che tali pratiche non hanno radici nel Corano, ma rappresentano forme di patriarcato violento e arcaico che negano la dignità della donna e ostacolano il diritto alla socialità. Secondo il ministro, la scuola deve garantire pari dignità a tutti gli alunni, indipendentemente dal loro abbigliamento, per favorire un reale dialogo democratico e la condivisione dei valori repubblicani.

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