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Sequestro Moro: la foto che potrebbe far riaprire il caso

Uno scatto, sparito e poi ritrovato, ritrae 
un capo della ’ndrangheta che potrebbe svelare uno dei colpevoli della morte di Aldo Moro

Aldo Moro

Una fotografia scattata in via Fani il 16 marzo 1978, poco dopo il sequestro di Aldo Moro e l’eccidio della sua scorta, lascia aperto il mistero. L’immagine, scomparsa dal palazzo di giustizia di Roma, è stata ritrovata in una copia a Perugia. Si tratta nello specifico di una foto che potrebbe dare un volto a uno dei colpevoli che ancora oggi restano impuniti.

caso moro

Perché l’uomo della foto in questione non è uno dei brigatisti già identificati e condannati. Assomiglia molto a un boss di alto rango della ’ndrangheta, che scambiava favori con un militare dei servizi segreti. La foto rimanda poi ad altri misteri. Si parla della presenza in via Fani di due sconosciuti in moto, armati di un mitra che ha poi sparato. Il recente ritrovamento in Calabria di due mitragliette skorpion sovviene a proposito. I boss più potenti della ’ndrangheta collegavano questo fatto proprio al caso Moro.

omicidio Aldo Moro

Tutto parte dalla questione della moto, che è stata confermata anche dagli studiosi più scettici. Vladimiro Satta, uno storico che ha firmato vari saggi per smontare i falsi misteri del caso Moro, ha riconfermato la sua conclusione. Sentito dall’ultima commissione parlamentare d’inchiesta, l’esperto ha affermato: “Moro è stato sequestrato e ucciso dalle Brigate Rosse di Mario Moretti”. Le tante dietrologie occorse di questi anni, ha aggiunto lo studioso, hanno tolto l’attenzione dall’unico vero mistero, che “merita di essere approfondito: la questione della moto Honda”.

Il mistero della moto in via Fani

Di cosa si tratti lo ha reso noto ai parlamentari il pm romano Antonio Marini. “Un cittadino mio omonimo, Alessandro Marini, nel momento dell’agguato si trovava sul suo motorino all’incrocio di via Fani. Egli ha visto passare una moto Honda di grossa cilindrata, da cui sono stati esplosi alcuni colpi contro di lui”.

Il magistrato romano ha sottolineato che la presenza della moto in via Fani non è un’ipotesi, bensì un fatto accertato con sentenza definitiva. “I brigatisti sono stati condannati in tutti i gradi di giudizio anche per il tentato omicidio di Alessandro Marini“. In concorso insieme agli ignoti motociclisti.

Aldo Moro

A oggi solo l’ex brigatista Raimondo Etro ha parlato della moto. Etro non si trova in via Fani, ma dopo l’agguato ha ricevuto le armi in custodia da Alessio Casimirri. Mentre gliele consegnava, proprio quest’ultimo gli parlò di due in moto, non previsti da altri brigatisti. Al processo Moro, quando si venne a scoprire di un viaggio di Mario Moretti a Reggio Calabria, altri brigatisti avevano del resto reagito con stupore. Oltre al capo delle Br, chi potrebbe essere a conoscenza di tali segreti è proprio Casimirri. L’uomo però non è mai stato arrestato ed si trova in latitanza dal 1982 in Nicaragua. La commissione Moro ha recuperato un documento del 1982 da cui risulta che fu fermato dai carabinieri, ma poi rilasciato. Lo stesso Etro, che era suo amico e scappò con lui, oggi ha il sospetto di una fuga favorita dai servizi.


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