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Si sente male ma il 118 non lo ricovera e muore poco dopo: indagati i soccorritori

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Si riapre il caso dell'uomo morto dopo il mancato ricovero da parte dei soccorritori del 118: indagati a distanza di tre anni

Si riapre il caso del 47enne romano, morto dopo che i soccorsi del 118 gli avevano diagnosticato un semplice aumento della temperatura corporea.

La dinamica di quel 27 gennaio 2020

È successo quasi tre anni fa: il 27 gennaio 2020 Daniele Furnaro, parrucchiere 47enne romano, ha accusato dei sintomi di malessere, tra cui febbre molto alta, per cui sono stati chiamati i soccorsi del 118. Gli stessi, dopo averlo visitato, non hanno ritenuto opportuno ricoverarlo perché secondo loro si trattava «soltanto di un po’ di febbre alta». Sentitosi male per la seconda volta nel pomeriggio dello stesso giorno, ha chiamato di nuovo l’ambulanza, che stavolta ha deciso di portarlo al Policlinico Casilino di Roma: qui, dopo tre ore di attesa, viene visitato.

Ma è troppo tardi. Le condizioni dell’uomo si erano aggravate oltre la possibilità di essere salvato e, nel giro di un’ora, è morto.

Riaperto il caso a distanza di tre anni

Le motivazioni che hanno spinto i soccorritori di quella prima ambulanza a non ritenere opportuni maggiori accertamenti sulle condizioni di salute dell’uomo non sono ancora chiare. Per questo, a distanza di tre anni, il giudice delle indagini preliminari Clementina Forleo riapre il caso: «Si indaghi sui soccorritori».