La fotografia della navigazione passeggeri in Italia mette insieme numeri e un problema sanitario: la flotta che collega coste e isole è tra le più datate d’Europa e contribuisce in modo consistente all’inquinamento atmosferico marino e urbano. Nel corso di un convegno svoltosi a Portoferraio sono stati illustrati studi tecnici che quantificano il potenziale di conversione verso navi full-electric o ibride e i benefici economici associati.
Il quadro emerso è netto: la flotta italiana di traghetti ha un’età media di circa 33 annisuperiore di circa sette anni rispetto alla media europea, e produce ogni anno circa 2,4 Mt di CO2pari a quasi il 40% delle emissioni generate da tutti i traghetti nel Mar Mediterraneo. Queste navi trascorrono oltre 800.000 ore l’anno in prossimità dei porti o in sosta, con conseguenti emissioni locali di SOxNOx e PM2.5 che impattano la qualità dell’aria delle città portuali.
Impatto sui porti italiani: dati concreti su Napoli, Portoferraio e lo Stretto
L’analisi ha messo in evidenza concentrazioni particolarmente elevate di inquinanti nelle aree portuali. A Napoli, le emissioni di SOx attribuibili ai traghetti risultano fino a quattro volte superiori rispetto all’insieme delle emissioni prodotte dalle oltre 500.000 auto presenti in città, una comparazione che rende l’idea dell’entità del problema.
Analogamente, nelle rotte che interessano lo Stretto di Messina le emissioni di ossidi di zolfo risultano tra le 10 e le 170 volte più alte rispetto all’inquinamento causato dalle auto locali; casi analoghi si riscontrano a PortoferraioPiombino e Livornodove i traghetti aumentano in modo significativo il carico di inquinanti nell’aria cittadina.
Evidenze sanitarie sull’Isola d’Elba
Nel corso dell’incontro sono stati presentati anche elementi che collegano la qualità dell’aria ai carichi di malattie non trasmissibili. In alcune aree portuali dell’Isola d’Elba si osservano tassi più alti di certe patologie rispetto alla media regionale, un dato che, pur richiedendo approfondimenti epidemiologici, rafforza la preoccupazione per l’esposizione prolungata agli inquinanti emessi dalle navi durante la sosta e la manovra.
Fattibilità tecnica ed economica della transizione elettrica
Lo studio tecnico presentato illustra che, in base a parametri come stazza delle navi e profilo delle rottegià entro il 2030 sarebbe tecnicamente possibile sostituire circa l’80% dei traghetti con versioni elettriche o ibride. In una quota stimata del 22% dei casi questa soluzione risulterebbe più costosa per gli armatori nel breve periodo, ma i calcoli di lungo termine mostrano una svolta: al 2035 la conversione sarebbe l’opzione economicamente preferibile nel 76% dei casi, grazie alla maggiore efficienza energetica e alla riduzione dell’esposizione alla volatilità dei prezzi dei carburanti fossili.
Il passaggio ai sistemi elettrici porta con sé vantaggi di più livelli: la riduzione immediata delle emissioni locali dannose per la salute, la diminuzione delle emissioni di CO2 e una riduzione dei costi operativi lungo l’intera vita utile delle imbarcazioni. L’analisi stima un risparmio complessivo di circa 1,7 miliardi di euro nell’arco di 30 anni confrontando scenari con e senza elettrificazione.
Limiti tecnici: le rotte a lunga percorrenza
Non tutte le linee sono ugualmente candidabili all’elettrificazione: resta una porzione di circa il 20% della flotta per la quale la conversione diretta non è praticabile, in particolare le navi di stazza molto elevata impiegate su collegamenti a lunga percorrenza come Civitavecchia-Barcellona o Ancona-Patrasso. Per questi collegamenti rimangono necessarie soluzioni alternative, inclusi combustibili a basso contenuto di carbonio o tecnologie ibride di nuova generazione.
Nel complesso, la ricerca condivisa a Portoferraio sostiene che l’elettrificazione delle rotte rappresenta una concreta opportunità per coniugare tutela della salute pubblica, riduzione delle emissioni e sostenibilità economica per gli operatori marittimi. Le scelte infrastrutturali nei porti, gli investimenti in ricarica veloce e la pianificazione delle flotte saranno determinanti per trasformare questo potenziale in realtà operativa.
